Una «predica» per la scuola di polizia

Un comunicato della Curia lo «benedice». Anzi, chiede espressamente che all’articolo sia dato il massimo risalto possibile. A firmarlo è don Andrea Perini, ma solo perché su «Il cittadino» non c’è spazio per accogliere tutte le firme della «locale comunità», cioè della parrocchia di Santa Croce in Valtorbella. L’articolo in questione è una protesta, garbata ma ferma. È una presa di posizione di quelle che i sacerdoti non fanno tutti i giorni quando si tratta di sindacare le scelte fatte dallo Stato laico.
Materia del contendere è la scuola di polizia di Rivarolo-Begato. «Abbiamo appreso con rammarico che il capo della polizia ha firmato di recente un decreto nel quale viene sancita la chiusura della scuola di polizia - scrive don Perini -. Non conosciamo le motivazioni di tale decisione, ma possiamo immaginarne le conseguenze». Quel casermone che sovrasta proprio la chiesa di Santa Croce e che molti, viste le costruzioni intorno, possono tranquillamente scambiare per una serie di case popolari anni Settanta-Ottanta, verrà svuotato di agenti e funzionari in divisa. «Certo, la scuola non faceva un servizio d’ordine in senso stretto - prosegue il parroco -. Ma i suoi uomini si sono sempre prodigare i loro servigi a chi chiedeva aiuto e giustizia». Era pur sempre la sede di un corpo di polizia, che garantiva la presenza di appartenenti alle forze dell’ordine in una zona difficile. Ecco il perché della «sottile sensazione di scoramento, di abbandono», segnalata dal sacerdote. Ecco perché don Perini scrive che «togliere la scuola dà la sensazione sgradevole di perdere un riferimento, forse anche degli amici. La preoccupazione più diffusa è data dalla sensazione che mancherà un’istituzione che ci faccia sentire la presenza dello Stato, un’istituzione che ci faccia sentire protetti dallo Stato, un’istituzione che ci faccia sentire di questo Stato». La speranza che il capo della polizia ci ripensi non viene cullata con troppa convinzione, ma la sferzata dal pulpito arriva. E anche molto forte. Soprattutto perché dalla Curia non solo arriva la «benedizione» all’articolo di don Perini, ma anzi l’invito ai mass media di darhli la massima evidenza possibile. Una scelta non usuale quanto significativa.