Prediche estremiste e spaccio di droga E sotto la Mole partono le ronde

«Tre anni fa avevamo provato a protestare appendendo le lenzuola bianche fuori dalla finestra. Ma nessuno ha mosso un dito». I comitati spontanei di San Salvario, diventati famosi per quella protesta contro il degrado dello storico quartiere torinese, hanno deciso di alzare il tiro: ronde per controllare il territorio e sottrarlo agli spacciatori, agli ambulanti abusivi, alle torme di elemosinanti. La protesta nell’area ad alto tasso di immigrazione cresce e i centri islamici, finiscono nel mirino.
«Solamente in città ce ne sono sei - dicono gli attivisti del comitato - altre due in provincia e venti nel resto della regione. È un’invasione. E in molti di quei posti si fa ben altro che pregare». La mappa dell’Islam in Piemonte conta ventotto indirizzi, quello più importante porta dritto al cuore di Torino: via Cottolengo 1bis, moschea di Porta Palazzo. Lì predicava Bouriqui Bouchta, l’imam espulso nel 2005 perché pericoloso per la sicurezza dello Stato. Lì predicava il suo successore, quel Mohamed Kohaila allontanato a gennaio per lo stesso motivo. Non è mai stato facile il rapporto tra Torino e le sue moschee, tra Torino i suoi imam. Le paure e le proteste dei residenti sono state spesso accompagnate da inchieste finalizzate ad accertare se i luoghi di culto fossero spazi per la preghiera o piuttosto centri per il finanziamento di organizzazioni legate al terrorismo. Le espulsioni di Bouchta e Kohaila hanno scalfito appena la corazza sotto cui trova riparo l’Islam più estremista. «Le moschee attirano gli spacciatori, i clandestini» accusano i residenti. La gente è stanca del continuo via vai sotto casa. Qualche mese fa finì in galera un commerciante marocchino con l’accusa di gestire i baby pusher di Porta Palazzo: il suo negozio di kebab era proprio accanto alla moschea di via Cottolengo.