Predoni contro turisti italiani Assalto nel deserto del Niger

Aggrediti e derubati 21 connazionali. Due di loro non sono stati ancora liberati

Raffaela Scaglietta

da Roma

Un viaggio estremo iniziato nel deserto libico d’Africa. Un’avventura alla Indiana Jones andata male. Due turisti italiani sono ancora nelle mani di una banda di criminali nigerini presumibilmente in prossimità del lago Ciad, poco lontano dalla frontiera tra il Niger e il Ciad, pur se in possesso del loro veicolo di trasporto e con l’indicazione che potrebbero presto riaggregarsi alla comitiva, hanno confermato, ieri sera, fonti dalla Farnesina.
I due italiani «catturati» viaggiavano insieme ad altri 19 intrepidi avventurieri e mentre attraversavano la frontiera tra il Ciad e il Niger sono stati braccati da una banda di criminali, derubati e poi, per fortuna, sono stati rilasciati. I 19 hanno potuto continuare la loro rotta nord verso l’entroterra del Niger. Il Niger, secondo produttore al mondo di uranio, ma tra i 5 Paesi più poveri del mondo, è una zona ad altissimo rischio per gli «outsiders» del Continente africano e da sempre è stata sconsigliata come meta turistica dal ministero degli Affari Esteri, perché sin dal 1960, anno in cui fu indipendente dalla Francia, è in preda a guerriglie, colpi di stato e crisi alimentari e sanitarie gravissime. Tanto che lo stesso ministero indica sulla pagina dedicata al Niger «a causa del ripetersi di aggressioni a danno dei turisti da parte di bande armate» si sconsiglia di recarsi in certe aree e di praticare «turismo d’avventura».
«Il gruppo di turisti era riuscito ad arrivare dalla Libia - ha spiegato al Giornale Ermanna Favaretto, la vice console dal Ciad - avevano tutti i documenti in regola e alcuni di loro portavano anche medicinali per le persone bisognose che vivono in quest’area». «Sono stata con loro tutto il giorno - ha detto la vice console e li ho accompagnati lungo il loro itinerario da venerdì scorso. Il nostro viaggio è andato bene. Poi sono andati verso il Niger, ma da lì non potevo certo seguirli» ha raccontato la diplomatica in missione, impegnata a cercare informazioni dagli operatori in Niger, messi subito in stato d’allerta dall’unità di crisi della Farnesina. In un blog realizzato da uno dei viaggiatori, e aggiornato fino al 14 agosto, si legge che il gruppo si era imbattuto in una banda di uomini armati di fucili e bazooka che alla fine li avrebbe lasciati passare. Ma il diario si interrompe lì.
L’ambasciatore italiano in Costa d’Avorio è stato subito dislocato in Niger per seguire le vicende dell’imboscata e del rapimento dei due connazionali. L’Italia non ha infatti una sede diplomatica in Niger. L’unica ad averla tra i Paesi dell’Unione Europea è la Francia. Intanto la Farnesina informa di mantenere attivi tutti i canali utili compresi i contatti con le autorità in Libia e nigerine che «hanno rinnovato la loro disponibilità a fornire massima collaborazione». Ma pur sempre senza escludere che «la comitiva possa essere stata sequestrata a scopo estorsivo».
Nel frattempo «gli italiani rilasciati - si legge in una nota ufficiale - hanno confermato di essere stati derubati e di essere stati trattenuti sin dalle prime ore di martedì mattina». Ma ora sembra «siano in buone condizioni di salute» precisa la nota del ministero degli Esteri. Le comunicazioni tuttavia sono difficili e le linee telefoniche non sempre raggiungibili.
Il gruppo di turisti italiani assaltato in Niger potrebbe essersi formato attraverso contatti su internet o attraverso operatori freelance non associati ad organizzazioni professionali di categoria italiane. I 21 viaggiatori stavano percorrendo un itinerario organizzato dal tour operator libico Arkno Tours. La notizia dell’agguato tuttavia è giunta tramite un turista tedesco che viaggiava nella comitiva insieme ad una ragazza brasiliana e che è riuscito a fuggire. L’Arko Tours è un’agenzia che organizza viaggi e missioni di lavoro dal 1997 in Libia. In particolare porta in giro le troupe televisive di Discovery Channel e del Lonely Planet, nota guida turistica per i viaggiatori «off-road». La comitiva italiana non sarebbe stata la prima ad attraversare questo «pericoloso e minato» deserto. Tre italiani saltarono su una mina nel 2003. E nel 2002 venne aggredito e rapinato assieme alla sua troupe anche il giornalista Alberto Angela.