Le preferenze moltiplicano la democrazia

(...) come abbiamo spiegato, sono un problema dell’uninominale, non certo del proporzionale. Mentre, per quanto riguarda i giovani, le faccio un esempio: nell’ultima tornata elettorale politica, nel centrodestra, gli eletti sono stati tutti o quasi parlamentari non di prima nomina, alcuni anche alla quarta legislatura e oltre. Alle regionali, dove c’era la preferenza, si è avuta la sorpresa dell’elezione in Forza Italia di Matteo Rosso, assolutamente inattesa da molti - addirittura nel suo partito - che lo consideravano un po’ sprezzantemente «un giovane». Come se fosse un disvalore. E invece Matteo Rosso è oggi uno dei migliori consiglieri regionali in assoluto. Grazie alle preferenze. E anche la campagna elettorale per il Comune lo dimostra: chi tira davvero sono i singoli candidati consiglieri, con la loro forza di mobilitazione.
Comunque, la sua lettera ci conforta una volta di più sulla forza di questo Giornale e della nostra famiglia allargata. Che è la forza di creare dibattito. Ad esempio, proprio il dibattito sulle preferenze, comunque la si pensi al proposito. Ci avete letteralmente travolto per appoggiare la battaglia - lanciata fra gli altri da Francesco Cossiga e da Giulio Andreotti, da Roberto Formigoni, da Mario Mauro e dal nostro direttore Maurizio Belpietro - per ridare agli elettori la possibilità di scegliersi i parlamentari. Poi, uno può apprezzare di più l’uninominale, magari secco all’anglosassone, o il proporzionale, magari alla tedesca con soglia di sbarramento. Ma - ribadisco - quello che non deve mai mancare è l’elezione di deputati e senatori che sostituisca lo scandaloso meccanismo attuale della nomina o della cooptazione. E quello che mi ha fatto più piacere è che siano della nostra partita anche esponenti di partito come il capogruppo di An in Regione Gianni Plinio o il vicecapogruppo azzurro in Provincia di Genova Lorenzo Zito. Che quelle preferenze devono andare a cercarsele.
A costo di essere ripetitivo, lo ripeto allo sfinimento: la mancanza di preferenze nell’attuale legge elettorale è una schifezza, per dirla in termine tecnico-giuridico. Ma, anche se si dovesse scegliere il maggioritario, la previsione dell’obbligo di accompagnare le candidature con un minimo di 500 firme certificate, per togliere ai partiti il potere di imporre i loro candidati, è una scelta di civiltà.
Ecco, l’idea che tutto questo stia prendendo piede anche in Liguria e che la mobilitazione sia partita proprio dai nostri lettori, ci riempie di orgoglio. Noi, da parte nostra, pubblicheremo la lista dei banchetti dove firmare, oltre che sul sito www.unparlamentodicittadini.it. La democrazia è qualcosa di troppo prezioso per lasciarla in mano ad altri.