Le preferenze? Nessuno le usa

Il ritornello comune a chi, oggi, invoca una nuova legge elettorale, è sempre uguale: i poveri elettori italiani sono stati privati della libertà di scelta, con le liste bloccate fatte dalle segreterie di partito chi vota non può più far pesare la propria preferenza. Peccato però che proprio il modello italiano sia piuttosto diffuso, almeno nella civilissima Europa, dalla Spagna alla Germania passando per il Portogallo. Con buona pace di chi a casa nostra grida all’attentato alla libertà, in materia di regole del gioco.
Ma vediamo in dettaglio come funziona tra i nostri vicini d’Oltralpe. Le liste bloccate sono la norma in Spagna, dove è in vigore un sistema proporzionale «corretto» con una soglia di sbarramento circoscrizionale al 3 per cento. Le circoscrizioni corrispondono alle province, che sono 50. Ed è per questo motivo che le liste per la Camera bassa, il Congresos de los Diputatos, non solo sono bloccate, ma sono anche piuttosto «corte», perché va garantita la rappresentatività di tutte le circoscrizioni, che sono tante. Gli elettori non possono modificare l’ordine di presentazione dei candidati, né esprimere preferenze per candidati appartenenti a liste diverse da quella votata.
Liste bloccate di regola anche per gli elettori tedeschi. In Germania, dove c’è un sistema proporzionale puro con una soglia di sbarramento al 5 per cento, i cittadini che vanno alle urne per eleggere i rappresentanti del Bundestag dispongono di due suffragi, il «primo voto», (Erststimme), per eleggere il candidato nel collegio uninominale, e il «secondo voto», (Zweitstimme), per esprimere la preferenza per una delle liste di partito presentate nel Land di appartenenza. È ammesso il voto disgiunto, ma l’elettore non può modificare l’ordine di candidature risultante dalla lista.
Niente liste bloccate invece in Francia, anche se a metà degli anni Ottanta i socialisti avevano introdotto il sistema, poi modificato. L’Assemblea nazionale viene eletta con un sistema maggioritario a eventuale doppio turno. Al primo turno sono eletti i candidati che ottengono la maggioranza assoluta. Al secondo basta la maggioranza relativa, ma possono partecipare solo i candidati che al primo turno hanno ottenuto il 12,5 per cento.
Liste chiuse di partito senza possibilità di esprimere preferenze per i cittadini portoghesi. In Portogallo vige un proporzionale puro, e per eleggere i 230 membri dell’Assemblea della Repubblica gli elettori non hanno la possibilità di esprimere preferenze.
E veniamo all’Inghilterra. I sudditi di Sua Maestà britannica, per eleggere gli inquilini della Camera dei comuni, hanno a disposizione, unici in Europa, un sistema maggioritario a turno unico senza quota proporzionale e liste non bloccate. La formula elettorale è quella della cosiddetta «plurality»: vince il candidato che nel singolo collegio uninominale conquista la maggioranza semplice.