Il prefetto boccia il referendum: «Sulla moschea non si può fare»

È il primo «minareto» italiano. Nella città musulmani, cattolici ed ebrei si incontrano e hanno ricordato insieme l’11 settembre

(...) Se ci sono le regole che lo prevedono si faccia il referendum. Altrimenti prima facciamo le regole. Deve essere previsto negli statuti comunali». Altrimenti, insomma, resta un’iniziativa di partito. Alleanza Nazionale in particolare, che su questa proposta ha rotto con la Lega, interessata a «chiudere» la partita il prima possibile.
Il nodo dei rapporti con i residenti e i quartieri è centrale anche nella vicenda della moschea milanese vera e propria, o del luogo destinato a ospitare il centro di viale Jenner, che dopo vent’anni, per volontà del ministro dell’Interno Roberto Maroni, e per opera dello stesso Lombardi, oggi non ospita più la affollatissima preghiera del venerdì.
Sul rifiuto dei comitati di quartiere, Lombardi ha confermato la linea concertata con il sindaco Moratti nell’ultimo incontro a Palazzo Diotti: «Bisogna tenere conto delle reazioni dei cittadini - ha detto ieri - è necessario uno sforzo paziente per trovare una soluzione che possa soddisfare le esigenze di tutti». Come dire: non si farà contro il volere del quartiere, ma non è possibile riconoscere un diritto di veto su una libertà costituzionale come il culto.
La moschea di Segrate, a questo proposito, è un luogo simbolo dell’integrazione fra i fedeli musulmani e i cittadini in genere - lo stesso De Corato ne ha riconosciuto il valore - ma è anche un modello di rapporti pacifici e cordiali fra il centro islamico e le altre comunità religiose, in primo luogo le parrocchie, ma anche la sinagoga di questa cittadina, in cui peraltro la percentuale di immigrati è molto ridotta rispetto a quella registrata nei Comuni vicini. Tutto è nato con un incontro fra parroci e musulmani, dedicato al ruolo della donna. Ancora l’11 settembre scorso i sacerdoti e l’imam si sono ritrovati per commemorare la tragedia delle Torri gemelle. Il direttore, Ali Abu Shwaima, oggi è un moderato, per questo è stato anche preso di mira degli estremisti.
«Non c’è alcun problema nella nostra città - conferma il sindaco Adriano Alessandrini - la convivenza è ottima. Ciò non toglie che diciamo anche dei “no”». Il Comune ha detto «no» alla scuola privata che il centro voleva istituire, e alla macelleria che aveva provato ad aprire lì, in quei locali divisi in due dai confini che separano Segrate da Milano (la mosche vera e propria è dentro il Comune capoluogo, basta fare un passo dentro l’istituto e si passa alla cittadina confinante). «Ci hanno anche chiesto l’“esclusiva” sulla piscina comunale per un giorno - confida il sindaco - era per le loro donne, ma ovviamente non è stato possibile».