Il prefetto: «Follia bruciare la spazzatura»

da Napoli

«È una follia bruciare i rifiuti accumulati nelle strade di Napoli. I cittadini devono smetterla con questi comportamenti. Devono mettersi in testa che il danno causato dall’incendio dei cassonetti, per la salute e l’inquinamento, è molto più grave dell’ingombro della spazzatura». È l’appello del prefetto Alessandro Pansa alla popolazione napoletana, a non dare a fuoco le tonnellate di rifiuti depositati nelle strade, che non vengono raccolti da settimane.
Un appello ancora più accorato alla popolazione, lo rivolgono i vigili del fuoco. «Non ce la facciamo più, siamo stremati. I roghi appiccati a queste mini discariche, non sono soltanto letali alla salute ma, in caso di grandi o medie emergenze, ci metterebbero nelle condizioni di non poter offrire la nostra opera», spiegano Zazzaro della Cgil, Strino della Cisl e Cristiano della Uil. Avverte il sindacato: «Siamo a corto di personale, appena 978 in organico e dovremmo essere il doppio. Invece, questo governo che fa? ha tagliato fondi alla sicurezza del 30 per cento. Sarebbe meglio chiudere per fallimento il nostro Corpo e, il ministro Amato, i sottosegretari e i nostri vertici, dovrebbero dimettersi».
Dalle ore 20 di venerdì, alle ore 20 di sabato, al centralino del Comando dei vigili del fuoco di Napoli, sono arrivate 170 richieste di soccorso per i roghi, da tutti i quartieri della città e da una cinquantina di comuni della provincia. I falò hanno coinvolto in qualche caso, auto in sosta mentre, le fiamme appiccate a cumuli particolarmente alti, hanno quasi raggiunto i primi piani di abitazioni situate in periferia.
Ma, è bene che gli efficienti e generosi pompieri napoletani, non si facciano tante illusioni: le 2.500 tonnellate di «monnezza» giacenti nelle strade da Napoli, sono destinate ad aumentare nei prossimi giorni, perchè, secondo quanto reso noto dall’Asia (l’Azienda speciale igiene urbana), i mezzi autocompattatori, non hanno ripreso ancora a scaricare nei due impianti di Cdr di Caivano e Giugliano, con un conseguente rallentamento delle attività.
Le proteste si moltiplicano: due sere fa, i disoccupati del Coordinamento di lotta per il lavoro, hanno lanciato contro la sede del Comune, alcuni quintali di sacchetti della spazzatura per protestare contro la decisione della giunta Iervolino, di aumentare la tassa sulla spazzatura del 17 per cento. Ma, c’è anche chi si diverte a scattare foto ai cumuli, a volte lunghi 30 metri e alti 4: i turisti. Ieri pomeriggio, altre manifestazioni: seimila manifestanti, provenienti da tutta Italia, hanno sfilato nelle strade di Napoli, per protestare contro l’apertura di discariche e termovalorizzatori. C’erano i «No tav» della Val di Susa, «Rifiuti zero», i vari comitati anti discariche, centri sociali, disoccupati. Alla testa del corteo, un esperto del disordine: l’ex brigatista rosso, Oreste Scalzone.
Ancora una volta, come già era avvenuto in passato ad altre manifestazioni, esponenti della maggioranza di Governo, come il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano del Prc e il leader dei Disobbedienti e parlamentare del Prc, Francesco Caruso, hanno finito per protestare contro il governo amico. E, i sindaci di alcuni comuni, amministrati dall’Unione, hanno minacciato di dimettersi se, il governo Prodi, insisterà nel voler installare delle discariche nei loro territori. A Terzigno, altre duemila persone hanno manifestato contro l’apertura di una discarica situata nell'area del Parco nazionale del Vesuvio.