Il prefetto: «La scuola islamica non potrà essere riaperta»

Ferrante avverte le famiglie egiziane che minacciano di riportare i figli in via Quaranta: sono deluso, interverrò

La scuola di via Quaranta non potrà riaprire. Lo ha detto a chiare lettere il prefetto Bruno Ferrante in risposta ai genitori egiziani che gli avevano mandato una lettera in cui minacciano di riportare oggi i figli a studiare nella scuola dichiarata inagibile. «Deluso da questa presa di posizione», Ferrante ha ricordato che riaprire la scuola significa interrompere «un lavoro di confronto iniziato per trovare una soluzione a queste famiglie nel rispetto del nostro ordinamento». «Un buon numero di ragazzi - ha concluso - aveva aderito all’invito della scuola pubblica che è in grado di non calpestare la loro identità religiosa e culturale. Questa è la soluzione più semplice, in attesa di trovare altre forme su cui confrontarsi. E questa lettera, che mi ha molto sorpreso, non favorisce certo soluzioni rispettose delle regole».
Pare comunque che gli stessi genitori egiziani stiano ammorbidendo le proprie posizioni, soprattutto dopo che Antonio Zenga, per conto della direzione scolastica regionale si è impegnato a concedere loro una scuola «autorizzata». E già ieri mattina una delegazione di mamme ha incontrato Francesca Lavizzari, la dirigente della scuola di via Ariberto, quella antistante all’edificio della Fondazione Mantegazza che metterebbe a disposizione i locali per le lezioni affittandoli all’associazione «Risvegli» che da tempo collabora con la comunità egiziana. Una soluzione che in realtà non piace all’assessore alle Politiche sociali, Tiziana Maiolo: «Una scuola solo per questi bimbi è inaccettabile - ha dichiarato ieri -. Continuo a sostenere che la soluzione è la frequenza alla scuola statale. Poi noi potremmo intervenire con tutti i sostegni richiesti». Analoga la posizione del collega all’Educazione Bruno Simini: «Si sta percorrendo una strada al limite della realtà giuridica e certamente fuori dalla realtà sociale. Questi genitori hanno dato dimostrazione di indisponibilità all’integrazione. E c’è qualche parte politica che li sostiene». La Maiolo ha poi aggiunto che «non le risulta che il consiglio di amministrazione della Mantegazza abbia mai firmato un contratto d’affitto per questa operazione».
In realtà il presidente di «Risvegli», Pietro Farneti, ha già concordato con Danilo Donati, presidente della Mantegazza, le modalità di affitto della struttura: una parte al mattino per le lezioni della scuola elementare, un’altra parte per due pomeriggi la settimana per i ragazzini che si iscriveranno alle medie statali; e qui verrebbero ospitati per il doposcuola, il tutto per 2.500 euro d’affitto al mese. Donati avrebbe anche già fornito la documentazione da presentare per avere le autorizzazioni scolastiche. Documentazione che il vicedirettore regionale Antonio Zenga ha già definito «quasi a posto». Tutto dipenderà comunque da quel che succederà questa mattina: se i genitori rinunceranno a tornare in via Quaranta si potrà continuare a costruire il progetto di una scuola tutta per loro. L’alternativa sarebbe il caos.
Ieri sera, intanto, si è svolta in via Quaranta una riunione tra la direzione dell’istituto e i genitori degli alunni, «per convincerli - ha detto il coordinatore dell’opposizione a Palazzo Marino Sandro Antoniazzi - che l’iniziativa di presentarsi per la riapertura della scuola è controproducente».
E un’apertura sembra arrivare dallo stesso Alì Sharif, direttore dell’istituto, secondo cui «la legalità è la soluzione migliore. In questa riunione - ha spiegato - dovrò convincere tutti i genitori a non venire a riaprire la scuola».