Prega Wojtyla, il Parkinson si ferma

Andrea Tornielli

da Roma

Si apre oggi ufficialmente il processo di beatificazione di Giovanni Paolo II. La cerimonia, che si svolgerà nella basilica di San Giovanni in Laterano, sarà presieduta dal cardinale Camillo Ruini, vicario di Roma. Il «postulatore», cioè colui che dovrà sostenere la causa è monsignor Slawomir Oder, un prelato di origini polacche che lavora in vicariato.
L’iter che porterà Karol Wojtyla all’onore degli altari inizia dunque due mesi e 26 giorni dopo la sua morte. La postulazione riceve tra le ottanta e cento lettere ed e-mail al giorno: «È veramente una cosa emozionante - ha dichiarato Oder - perché giungono da tutto il mondo, anche da non credenti». Molte sono le segnalazioni di «grazie», quelle che la Congregazione delle cause dei santi chiama «segni». Persone che dicono di essere state beneficate dal pontefice, o addirittura guarite.
Com’è noto, per il processo di beatificazione vengono soltanto presi in considerazione miracoli accaduti per intercessione del futuro beato dopo la sua morte. Nell’edizione delle 20.30, ieri sera il Tg2 ha rivelato l’esistenza di una segnalazione che colpisce più delle altre: la guarigione di un malato di Parkinson, che nelle scorse settimane ha pregato Wojtyla di aiutarlo nell’affrontare la malattia. Autorevoli fonti vaticane confermano al Giornale la notizia, anche se invitano alla prudenza: il caso dovrà essere ben vagliato e studiato. Ma se, come sembra, si tratta di una segnalazione che ha un fondamento, sarà particolarmente significativa: Giovanni Paolo II sarebbe «intervenuto» dall’alto per aiutare un paziente affetto dallo stesso morbo che ha accompagnato gli ultimi quindici anni del suo pontificato.
La decisione di non attendere i cinque anni previsti dal Codice di diritto canonico ma di dare subito il via all’iter della causa è stata presa da Benedetto XVI. Una petizione in questo senso era stata firmata da alcuni cardinali già durante le riunioni delle congregazioni che hanno preceduto il conclave.