La «preghiera» dei Baustelle contro il mondo

I Baustelle questa sera saranno ospiti del Mojotic Festival al Mep di Sestri Levante; la band suonerà dal vivo i brani dell'ultimo cd «Amen» ma proporrà al pubblico anche i vecchi successi come «La guerra è finita» e «Un romantico a Milano».
A distanza di due anni dal successo de «La Malavita», il quarto album dei Baustelle consacra la band come una delle più innovative, raffinate e di spessore del panorama musicale italiano. «Amen» ha debuttato nei Top 5 della classifica degli album più venduti, ed è già stato definito da molti critici come disco dell'anno per l'originalità delle canzoni, per la qualità e per la capacità di raggiungere, rispetto agli album precedenti, un pubblico più ampio.
«Ho scritto i testi delle canzoni di Amen senza pensare a un filo conduttore - racconta Francesco - Ho scritto quello che sentivo, quello che provavo. A rileggerli adesso, mi pare che averli racchiusi tutti in una scatola col titolo "Amen" sia stato giusto. C'è infatti un'idea di Dio, di Sacro, quasi in ogni canzone. Nelle canzoni di questo disco, c'è la constatazione di una realtà storica orrenda, e di un vivere che è negativo a livello ontologico, ma nonostante ciò c'è anche una tensione verso l'alto, la ricerca di un altro Mondo Possibile, un guardare il cielo e le stelle. E alla fine dei conti ne sono felice, qualsiasi cosa voglia dire».
Il secondo singolo, da pochi giorni presentato alle radio, è «Colombo». È un brano dedicato al famoso tenente della serie televisiva?
«Si, è una metafora del male naturalmente insito in questo sistema capitalistico. Gli assassini di Colombo non uccidono quasi mai per motivi sentimentali: uccidono per avere più soldi o più potere. Il coro degli assassini della canzone siamo un po' tutti noi, adulti occidentali, che viviamo in un mondo di apparente benessere ma siamo tutti schiavi del potere, della voglia di arricchirci, e restiamo imprigionati nella richiesta di sicurezza, di difesa ossessiva del proprio orto».
Anche il sound ha risentito della vostra evoluzione artistica?
«È la prima volta che inseriamo strumenti esterni, ci sono gli archi, i fiati, e un fischiatore».
Un fischiatore?
«Sì. Il Maestro Alessandro Alessandroni, compositore, direttore d'orchestra e arrangiatore italiano. C'era bisogno per la realizzazione di una colonna sonora di un brano fischiato, ed essendosi Alessandroni offerto come volontario per fischiare, fu così scoperta questa sua qualità. Da quel momento viene spesso chiamato per incidere parti fischiate, specialmente in colonne sonore di spaghetti western. La sua collaborazione più nota è quella con Ennio Morricone, ad esempio, il fischio in “Per un pugno di dollari” è suo».
A proposito di «spaghetti western», non è il titolo di un vostro brano?
«Spaghetti Western è ispirata dal fenomeno degli "schiavi in Puglia". Caporalismo, extracomunitari, soprusi e sangue nei campi di pomodori della provincia di Foggia».
Non dimenticate mai i temi per il sociale.
«Ci proviamo. Ad esempio "Il Liberismo ha i Giorni Contati", è una canzone sul fallimento dell'Uomo, inteso non come essere che lavora e produce soltanto, ma si emoziona, sogna, si costruisce dei credo e degli ideali, all'interno di una società regolata soltanto dall'economia...»
Stasera con i Baustelle la musica diventerà strumento per raccontare le storie d'amore che cadenzano il vissuto delle angosce quotidiane.