In preghiera per le vittime del terremoto

L’arcivescovo Tettamanzi: «È il momento di agire con la solidarietà e l’aiuto concreto»

«Il Perù è la nostra terra madre - dice Domitila, in Italia da sei anni - e nonostante la distanza, noi peruviani ci sentiamo tutti uniti in una grande famiglia». «Dopo un giorno di ricerche, ho scoperto che un’intera famiglia di miei parenti stretti, padre, madre e bambino, era morta sotto le macerie - racconta, trattenendo le lacrime, Luis Gomez, membro del consiglio pastorale della chiesa di Santo Stefano, a Milano -. Non so ancora se dovrò piangere altri amici o parenti». Col Paese sudamericano, infatti, si fa fatica a comunicare. «Le ultime cose che ho saputo è che c’è gente disperata che deve combattere, ora, col rischio di epidemie e che ci sono saccheggi dappertutto». «La prima reazione - dichiara Maria, a Milano da solo un anno - è il pianto e la disperazione, poi ci si unisce e si cerca di fare qualcosa, creando gruppi per portare offerte e solidarietà».
A officiare la messa don Giancarlo Quadri, responsabile della pastorale migranti, che durante la celebrazione ha letto un messaggio di solidarietà inviato dall’arcivescovo Dionigi Tettamanzi: «La vostra amata terra vi riserva spesso amare sorprese - ha scritto il cardinale -. Tutto questo crea in voi, lontani dalla patria, sentimenti di paura e di apprensione per i vostri cari. Nella vostra vita di migranti, già così travagliata, nasce un ulteriore motivo di insicurezza». Ora è il momento, spiega il cardinale Tettamanzi, di affidarsi a «quella forza che solo lo Spirito di Dio può dare» e di agire con «la solidarietà e l’aiuto concreto».
La Caritas milanese sta già organizzando, insieme al consolato e a tutta la comunità peruviana, un sostegno concreto alle popolazioni colpite.