Preghiere e lacrime per Nicolò «E quell’animale se la caverà»

Escono con i volti tirati e gli occhi umidi. Rabbia e dolore. Portano un fiore, un saluto, oppure solo un pensiero per Nicolò Savarino, il vigile travolto sulla strada, barbaramente ucciso. Vogliono solo far sapere che ci sono. Eccoli, i milanesi. Pensionati col cappello di lana. Nonne. Ex vigili. Colleghi, tanti. Uno via l’altro sfilano davanti alla bara di Nicolò, lo guardano negli occhi attraverso la foto che i familiari hanno voluto lì sopra e in silenzio se ne vanno. Pieni di dolore e di rabbia, appunto. No, non si può morire così. «Alla fine quell’animale se la caverà con niente» sbotta Filippo Rizzi, 70 anni arrivato fin qui da via Padova. Arrivano il sindaco Pisapia e il governatore Formigoni. Il presidente della Provincia Podestà ha invitato i genitori per un incontro in Provincia. Passano il prefetto e il questore. Poi i politici, gli assessori. Vanno a stringere le mani a quei due genitori venuti da lontano. «Giustizia», sussurra a De Corato, vicepresidente del Consiglio comunale, quella mamma senza più un figlio. Già, giustizia. Che cosa si può chiedere d’altro, ora se non questo? Se lo chiede Ornella Maria Passante mentre stringe il braccio del marito Antonio: «Non dobbiamo accettare quello che succede. Bisogna fare qualcosa. Questa società deve migliorare». Per questo sono venuti fin qui. Per non lasciarsi sopraffare dal senso di impotenza. Marilena Moioli è una delle insegnanti di inglese che lavorano con i vigili di piazza Beccaria. «Provo disgusto per quello che gli hanno fatto. Almeno che venga fatta giustizia». Sembra rispondere in qualche modo a loro il comandante Tullio Mastrangelo mentre commosso dice che «una risposta» è «la cattura del responsabile», ma ribadendo che questa morte è «un caso di crudeltà ed efferatezza». Efferatezza di cui ha parlato anche Formigoni: «In momenti come questi ciascuno di noi è richiamato al senso delle cose vere e al senso del dovere che questi servitori dello Stato hanno». E Nicolò era proprio questo. Una persona perbene. «Buono, molto riservato ma anche sempre allegro». Lo ricorda così Loredana Rizzi, sua collega quando lavorava come commesso a scuola. Con l’Ambrogina, 59 anni, pure lei alla scuola elementare di via Bodio, hanno preso un permesso per venire a salutare il Nicolò così. Hanno un grande mazzo di fiori con un biglietto «Le colleghe della scuola». «Voleva stare in strada lui. Il suo sogno era fare il vigile» racconta Loredana. Perché a Milano come dice tra le lacrime la signora Angela «c’è un rapporto particolare con i ghisa, si prendono in giro ma sono nostri fratelli». E’ per questo che Giuseppe Antoniotti, survegliant pensionato, con due medaglie d’oro, quella notte quando ha saputo che cosa era successo non è più riuscito a dormire. Anche lui girava in bicicletta in quella stessa Bovisa che ha visto la morte di Savarino. «Uno strazio. Speriamo che facciano qualcosa», dice stringendo il suo fischietto che tiene ancora gelosamente in tasca. L’assessore alla sicurezza Marco Granelli promette trenta auto in più da marzo tutte cablate, più moto e anche palmari e radio, «per informare ed essere informati». Ma «la bicicletta resta un mezzo adatto, nei quartieri, anche se bisogna usarla affiancandola a debiti strumenti di sicurezza». Di sicurezza vuole che si parli anche De Corato. Ma dopo. Dopo il lutto, dopo il dolore. Oggi saranno celebrati i funerali in Duomo. Per un minuto alle 11 sulla città è stato chiesto un minuto di silenzio.