Preghiere in piazza contro i Dico

da Roma

«La Madonna farà cadere il governo». Con questa certezza, sussurrata tra una preghiera e l’altra, una ventina di militanti, laici consacrati a Maria, si sono radunati davanti a Montecitorio per recitare pubblicamente il rosario, in difesa della famiglia e della vita: «Questo governo va contro natura e contro Dio, ha i piedi di argilla e cadrà». Sono arrivati da varie città italiane (Treviso, Padova, Udine, Parma) e seppure in sordina, sono voluti scendere in piazza per «testimoniare davanti a tutti che questi Dico, queste forme di perversione», non le vogliono. «La preghiera può tutto - spiega don Lino Nasato, responsabile del movimento “Con Cristo, per la vita” - e noi ci affidiamo alla Madonna. È lei che ci ha chiamati a scendere in piazza». Il messaggio dei militanti - un po’ pochini a dire il vero - è rivolto ovviamente al premier Romano Prodi e al ministro della Famiglia, Rosy Bindi, alla quale è stato lanciato un appello: «Rimanga salda, ministro, nei principi cristiani». Il gruppetto ha assicurato: «Noi stiamo alle direttive del Papa». E un frate francescano presente tra loro aggiunge: «Verrà il giorno in cui anche Pannella si convertirà».
Se quella di ieri doveva essere un’avvisaglia della grande manifestazione che le associazioni cattoliche stanno progettando in favore della famiglia, le prospettive non sono certo buone. Resta la testimonianza, seppure un po’ polemicamente esibita. Si è intanto costituito a Roma il Comitato per la famiglia, la cui presidenza è stata affidata a Olimpia Tarzia, vicepresidente della Confederazione italiana consultori familiari di ispirazione cristiana. Un comitato costituito per dire di no al disegno di legge sui «Dico» e per proporre, invece, «un rinnovato impegno per orientare gli sforzi politici e legislativi verso un’autentica e organica politica per la famiglia, di cui l’Italia ha estremo bisogno». «Il nostro Paese - ha dichiarato l’avvocato Goffredo Grassani, presidente della Confederazione - non ha alcuna necessità di una legge per le convivenze, bensì di una vera politica per la famiglia. Il nostro impegno sarà quello di testimoniare nei luoghi e nelle sedi opportuni, la netta contrarietà al disegno di legge sui “Dico”».
Il quotidiano cattolico Avvenire ha poi pubblicato ieri un appello per fermare i «Dico» firmato da ventiquattro costituzionalisti, fra i quali i presidenti emeriti della Consulta, Antonio Baldassarre e Riccardo Chieppa. «Sarebbe contraria alla Costituzione una legge ordinaria che parificasse i diritti delle altre forme di convivenza a quelli della famiglia e dei suoi componenti - sottoscrivono i firmatari - e che estendesse, in via generalizzata e organica, alle prime agevolazioni intersoggettive e sociali di tipo privatistico e pubblicistico riconosciute alle seconde».
«Il costituente del 1946-47 - scrivono ancora i giuristi - aveva ben chiaro il delicatissimo compito che poteva essere affidato solo alla famiglia fondata sul matrimonio, non dunque a una mera comunità di affetti libera da vincoli (secondo il modello individualistico), ovvero ad una cellula genetica dello Stato secondo il modello istituzionalistico». All’appello si è associato il presidente del Forum delle famiglie, Giovanni Giacobbe, auspicando che la voce dei costituzionalisti sia ascoltata anche nelle aule parlamentari.