Pregiudizi «Sei gay? Mi dispiace ma la stanza non è disponibile»

Trovare casa a Roma è un’impresa di per sé complicata, ma se si è gay, e soprattutto se lo si dichiara, può diventare impossibile. A mostrare il lato oscuro dei pregiudizi capitolini è Francesco Palese, giornalista di Retesole, che già nei mesi scorsi aveva dimostrato come molte agenzie immobiliari rifiutassero le proprie offerte ai disabili. Adesso un nuovo capitolo. Palese ha risposto a una serie di annunci cercando di affittare una camera matrimoniale. «È per me e per il mio fidanzato», spiega ai suoi interlocutori, dopo aver accertato che la stanza è ancora libera. Ma la precauzione è inutile, il risultato scoraggiante: una serie di rifiuti. «È gay? Mi dispiace, si cerchi un’altra stanza», taglia corto un ragazzo. «Sa, non vorrei che gli altri condomini mi criticassero», si giustifica una donna. «Per me non c’è problema, ma gli altri ragazzi della casa non vogliono», vaticina un altro proprietario. «Sei gay? Mi dispiace, non va bene», liquida la faccenda un signore dai modi sbrigativi. E c’è anche chi scoppia a ridere, o esclama «oddio» e poi riattacca il telefono senza altre spiegazioni. Insomma, se sei omosessuale l’affitto diventa un miraggio, alla faccia del terzo millennio e dell’immagine di Roma città aperta e tollerante. Così aperta e tollerante che le offerte di affitto non valgono se sei disabile, omosessuale, straniero e chissà che altro. Certo, che un proprietario di casa possa scegliere a chi affittarla è sacrosanto. Ma se il discrimine diventa l’orientamento sessuale si finisce oltre i confini del buon senso, nel campo del pregiudizio. E forse più che paura del diverso è ipocrisia, visto che basterebbe non «dichiararsi» per essere un perfetto potenziale inquilino secondo l’unico criterio che alla fine conta: poter pagare l’affitto a fine mese. «La realtà che emerge da questa inchiesta è molto triste - commenta il sindaco, Gianni Alemanno - perché dimostra quanto ancora forti siano i pregiudizi: al momento di affittare la propria abitazione, un privato può esercitare un legittimo diritto di scelta i cui parametri, però, non possono essere quelli della sessualità di una persona ma quelli della sua affidabilità e serietà».