Il prelato-giornalista che faceva il presepe contro gli scafisti

È un vescovo di frontiera, abituato a dire sempre ciò che pensa, orgoglioso del suo tesserino di giornalista professionista: monsignor Cosmo Francesco Ruppi, classe 1932, originario di Alberobello, prete dal 1950, è vescovo dal 1980 e dopo aver trascorso otto anni alla guida della diocesi di Termoli-Larino è stato promosso a Lecce. Presidente della conferenza episcopale pugliese, tiene una rubrica sul settimanale Famiglia Cristiana ed è considerato un prelato non certo ostile al centrodestra. Dalle colonne di varie riviste o giornali non ha mancato di far sentire la sua voce su molti argomenti. Si è scagliato contro la moda del nudismo, ha invitato i tifosi cristiani che avessero commesso atti di violenza negli stadi a confessarsi e a fare penitenza, ha proposto una «pagella» contro gli onorevoli assenteisti, si è lamentato per la scarsità di immagini sacre presenti negli albergi italiani e ha chiesto la chiusura anticipata delle discoteche. L’attività che lo ha visto più coinvolto, in quanto vescovo di una delle diocesi più interessate agli sbarchi di extracomunitari, è stata quella di sensibilizzare le istituzioni e di promuovere l’accoglienza, pur scagliandosi con molta forza contro gli scafisti trafficanti di uomini. Nel dicembre 1998, per ricordare i bambini curdi gettati in mare dagli scafisti senza scrupoli, Ruppi ha fatto realizzare un presepe ambientato in un gommone. Indagato nel 2001 per le irregolarità contabili del centro di accoglienza gestito da padre Cesare Lodeserto, l’arcivescovo è stato assolto nel 2004. I suoi collaboratori si augurano che vada a finire così anche questa volta.