Premafin, aumento in bilico la Borsa vuole lo sconto E FonSai cede «Riso amaro»

Il salvagente lanciato a Premafin dai francesi di Groupama rischia di scoppiare. La famiglia Ligresti prosegue sulla rotta dell’aumento di capitale, ma per le banche che dovrebbero comporre il consorzio di garanzia il puzzle rischia di diventare irrisolvibile, a meno che Salvatore Ligresti non accetti un drastico taglio del prezzo. Gli accordi con Groupama, che è pronta a versare 145 milioni, prevedono che la ricapitalizzazione scatti a 1,1 euro. Il sovrapprezzo, già sensibile rispetto agli attuali valori di Borsa (ieri Premafin ha chiuso a 86 centesimi, +0,35%), diventa abissale se si applicano i modelli degli analisti. «Premafin ha attivi per 344 milioni, sottraendo 295 milioni di debito civilistico a fine giugno risulta un equity value prossimo a 50 milioni. Tale somma suddivisa per il numero dei titoli significa un Nav per azione di soli 13 centesimi», calcola l’esperto di una Sim londinese.
In pratica visto che Premafin, a differenza delle altre holding, ha già quotazioni generose, il mercato non digerisce l’ulteriore premio previsto dall’aumento di capitale con cui Groupama diventerebbe grande socio di Premafin alle spalle dei Ligresti. Fatto di cui sono consapevoli le stesse banche contattate per il consorzio di garanzia che rischiano di vedersi cadere addosso l’intero inoptato. Tagliare il prezzo dell’aumento significa però diluire ulteriormente la presa dei Ligresti sulla catena di controllo che collega Premafin a Milano Assicurazioni. Forse anche per questo, Ubs sarebbe solo la prima delle banche internazionali ad aver messo gli occhi su FonSai, la cui capitalizzazione è scesa sotto il miliardo, meno di Cattolica: «Il titolo è ai minimi dal 1990 e tratta 7 volte gli utili contro una media dell’8,5 dei concorrenti europei», spiega un analista. A pesare anche su FonSai è lo spettro del probabile aumento: il problema per la compagnia di Fausto Marchionni è la solidità patrimoniale in termini di Solvency. Per questo il gruppo, arenata la trattativa con Clessidra per Liguria-Sasa, prosegue le dismissioni immobiliari. Entro fine anno a finire sul mercato, oltre al palazzo di Piazza Cordusio e al porto di Loano, sarà Cascina Venerìa (725 ettari nel Vercellese), la maggiore azienda risicola d’Europa nota per avere ospitato, nel 1948, le riprese del film «Riso Amaro», con Silvana Mangano e Vittorio Gassman. Secondo Radiocor, il complesso, che era stato anche di proprietà della famiglia Agnelli, ha un valore di 45 milioni.