Premafin, aumento in stand-by Perdite a quota 144 milioni

Fumata nera sul consorzio di banche che dovrà garantire l’aumento di capitale in Premafin, la holding della famiglia Ligresti che a cascata controlla Fondiaria-Sai e Milano Assicurazini. «Oggi non abbiamo deliberato sull’aumento di capitale. Ci stiamo lavorando. Siamo ottimisti», ha dichiarato, Giulia Ligresti, presidente di Premafin, ieri al termine del cda per esaminare i conti. L’iniezione di risorse indicata nei giorni scorsi dal gruppo in 225 milioni di euro a servizio dell’ingresso dei francesi di Groupama in Premafin è un passo obbligato per sistemare la delicata situazione finanziaria della holding.
Premafin ha un debito netto di 302 milioni, la prima scadenza fissata al 31 dicembre di quest’anno di 17,5 milioni può essere affrontata senza difficoltà. La seconda, quella di 40 milioni nel dicembre 2011, invece è più critica. Il gruppo ha già avviato una trattativa con le banche finanziatrici per sospendere il pagamento di queste due rate. Nonostante il rinvio dei lavori, dal quartiere generale di Fondiaria emerge un certo ottimismo. I lavori sono in corso, «parliamo con tutti» ha risposto Fausto Rapisarda, storico consulente della famiglia Ligresti, alle ipotesi secondo cui Crédit Suisse potrebbe seguire l’operazione. I rapporti, infatti, tra Salvatore Ligresti e Federico Imbert, ad di Crédit Suisse in Italia, sono molto buoni. Anche Unicredit, da sempre vicino alla famiglia Ligresti, starebbe ancora approfondendo il dossier. La definizione del consorzio di garanzia pare un passo obbligato per interpellare la Consob sul nodo dell’Opa obbligatoria. Il verdetto dell’Authority dipenderà però dalle indagini in corso sul 9% di Premafin che è stato lungo parcheggiato al Credit Agricole in gestione fiduciaria: il pacchetto, ora sceso al 2,5%, secondo voci di mercato sarebbe infatti collegabile alla stessa famiglia Ligresti.
Le trattative con le banche cadono in un momento difficile per il settore e i conti di Premafin non aiutano. La holding ha archiviato i primi nove mesi del 2010 con una perdita di 144,6 milioni (dal rosso di 9,8 milioni dello scorso anno) che sale a 457,6 milioni (da 8,2 milioni) contando la quota attribuibile a terzi. La situazione delicata di Premafin è lo specchio di quella della controllata FonSai che farà venire meno il suo contributo cancellando la cedola a fine anno. «Secondo le mie stime Fondiaria avrebbe bisogno di un aumento di capitale da 400-500 milioni di euro», ha commentato l’analista di una primaria Sim milanese. L’ipotesi non è stata scartata nemmeno dall’ad Fausto Marchionni che, mercoledì, presentando i risultati di Fondiaria ha commentato: «Abbiamo tenuto conto di tutte le ipotesi anche di un aumento. In questo momento non è probabile, ma è giusto studiare tutto». Al vaglio, inoltre, c’è la cessione di diversi asset di Fon-Sai tra cui, oltre alcuni immobili, c’è Liguria Sasa; la vendita finora è rimasta incagliata sullo scoglio del prezzo. Il fondo Clessidra offriva tra 200 e 250 milioni di euro, Ligresti chiedeva di più. Ma margini per ulteriori trattative sono ancora aperti. Più serena la situazione di Milano Assicurazioni che ha un solvency margin (indice di solvibilità) tra i più alti del settore, pari al 180%. In Piazza Affari FonSai ha ceduto un altro 1,47% (portando al 21% il rosso delle ultime due settimane) mentre Premafin ha chiuso a 0,91 euro, lontana dal prezzo di 1,1 euro previsto dall’aumento.