Premafin decide lo sconto. Ora l’aumento è più facile

Il cda modifica l’asse con Groupama. Giulia Ligresti: «Il prezzo sarà
legato alle condizioni di Borsa». E FonSai chiede 460 milioni

Salvatore Ligresti si piega alla pressione di Piazza Affari e mette Premafin in saldo. L’aumento di capitale per la holding resta pari a 225,7 milioni, e a cascata da 460 milioni per la controllata FonSai, ma l’impianto sancito ieri dal cda modifica gli accordi con i francesi di Groupama prevedendo l’emissione di un maggiore numero di azioni a un prezzo inferiore. Sarà eliminato anche il valore nominale (un euro). I Ligresti contano comunque di non diluirsi oltre il 34,2% post riassetto, perché cambia anche la struttura della stampella offerta da Groupama. L’escamotage, trovato insieme al Crédit Suisse, è il seguente: Parigi, fatto salvo l’esborso complessivo di 145 milioni, sottoscriverà le azioni a un prezzo più basso ma pagherà di più i «diritti» per l’aumento di capitale ceduti dai Ligresti. La famiglia, a sua volta, reinvestirà l’eccesso del ricavato rispetto ai 30 milioni inizialmente previsti così da mantenere la presa sulla catena di controllo. In pratica una partita di giro.
Secondo il presidente di Premafin, Giulia Maria Ligresti, la soluzione trovata «conferma la qualità e le motivazioni» del riassetto annunciato a fine ottobre, «l’equilibrio tra le parti resta invariato». «Abbiamo ritenuto - prosegue Giulia Ligresti - alla luce della perdurante instabilità dei mercati, di fissare solo condizioni tecniche diverse» così da chiudere l’operazione in tempi brevi. «Crediamo di tutelare gli interessi di tutti i soggetti coinvolti e prima di tutti del mercato». Finora gli analisti erano stati caustici verso il riassetto di Premafin che prevedeva un valore di 1,1 euro contro gli 84 centesimi segnati ieri in Borsa (-0,76%). Le condizioni definitive dell’aumento saranno decise dal cda, dopo il necessario passaggio in assemblea a febbraio, «in funzione delle condizioni di mercato». Le ricapitalizzazioni di Premafin e FonSai dovrebbero essere contestuali e concludersi entro giugno 2011.
L’impianto dovrebbe consentire di contenere il rischio dell’inoptato, di cui al momento si fa carico solo Crédit Suisse. Quasi sicuramente, tuttavia, sarà della partita anche Unicredit, dove sarebbe già in corso l’iter autorizzativo: Piazza Cordusio insieme a Mediobanca è infatti l’istituto italiano più vicino (ed esposto) verso «casa Ligresti». Premafin utilizzerà poi «almeno 100 milioni» dei soldi raccolti con l’aumento per rafforzare FonSai, che a sua volta ricapitalizzerà per mettersi al sicuro dal punto di vista della Solvency. Per dare ossigeno all’intera catena societaria, Premafin e Groupama dovranno però convincere Consob a non fare scattare l’Opa obbligatoria: il quesito dovrebbe essere recapitato già oggi. Il nuovo impegno dei Ligresti sancito ieri è solo l’ultimo dei legami con Parigi, cui aveva spalancato le porte di Premafin Vincent Bollorè, a sua volta socio del gruppo. Resta poi da districare il rebus del pacchetto Premafin rimasto a lungo parcheggiato in gestione fiduciaria presso la divisione svizzera del Crédit Agricole e che voci di mercato avevano da subito attribuito agli stessi Ligresti.