Premafin, l’aumento è a rischio Bolloré ha comprato sul mercato

Il libro soci di Premafin assomiglia sempre più a un romanzo giallo: Vincent Bolloré, che prima ha raggiunto il 5% del capitale poi ha aperto «casa Ligresti» a Groupama, ha comperato le azioni «sul mercato». La precisazione, a dire il vero non usuale, compare sul «modello 120», il documento che il finanziere bretone ha spedito a Consob per aggiornare la propria quota nella holding.
Malgrado la Commissione abbia alzato i sistemi di allarme, si complica quindi l’inchiesta volta a far luce sull’operazione con cui Parigi ha puntellato il gruppo Ligresti, da tempo alle prese con una complessa operazione di ristrutturazione. Resta da capire infatti dove sia finito il pacchetto di Premafin (9% del capitale) che il Crédit Agricole aveva in gestione fiduciaria e che ha poi in gran parte ceduto «dimenticandosi» di comunicarlo alla Commissione fino a martedì scorso: secondo voci di mercato si è sempre trattato di titoli riconducibili alla famiglia Ligresti. Sul tavolo dell’Autorità dovrebbe poi giungere a breve l’intero dossier del riassetto. Il nodo da sciogliere è se per Groupama scatterà o meno l’obbligo di Opa: il gruppo inietterà 115 milioni nelle casse di Premafin diventandone il secondo socio con il 17% alle spalle dei Ligresti. Molte sim sono però convinte che per Consob sarà arduo provare la concentrazione. «É l’ennesimo riassetto che passa sulla testa degli azionisti di minoranza», lamentava ieri un analista milanese. A lasciare perplessi è soprattutto il prezzo corrisposto da Groupama: «A fronte di sinergie industriali nulle, Parigi paga un premio per entrare in Premafin, che malgrado la discesa di questi ultimi giorni in Piazza Affari tratta ancora con un premio del 300% sul Nav». Un caso unico tra le holding, le cui quotazioni di norma sono a sconto. Groupama, insomma, paga una cifra d’affezione e fa pensare che conti di avere acceso «un’ipoteca» sul gruppo Ligresti. Magari per puntare, una volta scaduti i due anni di status quo, sulla controllata FonSai. Ieri quest’ultima ha perso altro terreno in Borsa (-2,4%), appesantita dall’attesa di un possibile aumento di capitale. Inevitabile il contraccolpo su Premafin (-3,97% a 0,93 euro, -14% da lunedì) che si sta allontanando dal valore ipotizzato dall’aumento di capitale pianificato con Parigi (1,1 euro). Allo stato attuale appare quindi stringente creare un consorzio di garanzia che, al termine dell’operazione, potrebbe trovarsi socio dei Ligresti con il 16%. Ieri lo stesso Salvatore Ligresti si è fermato a lungo in Unicredit, che con Mediobanca è l’istituto più esposto verso la galassia: Premafin è anche alle battute finali per la ristrutturazione del debito.
Sul fronte delle cessioni immobiliari previste da FonSai sono invece arrivate tre offerte vincolanti per il palazzo di Piazza Cordusio a Milano. FonSai ha bisogno di fare cassa per raddrizzare i margini di solvibilità: secondo gli analisti chiuderà i nove mesi con perdite per 340 milioni a causa di ulteriori svalutazioni sul portafoglio titoli. Il combined ratio resterà a quota 104,9; ancora distante dal punto di pareggio che è 100.