Premafin salta l’ostacolo del debito e del consorzio Ora il nodo Consob

Prima di Natale il problema della ristrutturazione del debito Premafin sarà risolto (il cerchio dovrebbe essere chiuso mercoledì 22) e lo stesso sarebbe per il potenziamento del consorzio di garanzia al servizio degli aumenti di capitale della società e della controllata FonSai. Dopo il no di Unicredit, il Credit Suisse ha infatti proseguito i contatti anche durante il fine settimana con 4-5 istituti italiani ed esteri disponibili a dividersi il rischio dell’inoptato, in cambio di commissioni si dice molto generose: sarebbero della partita sia Rbs sia Bpm. Premafin chiederà al mercato fino a 225,7 milioni, a fronte di un esborso di Groupama pari a 145 milioni, tra l’acquisto dei diritti dai Ligresti e la sottoscrizione delle azioni. La holding investirà, poi, 100 milioni nel rafforzamento di FonSai, dove i grandi fondi internazionali reclamano un aumento di capitale a forte sconto (40% circa) rispetto ai prezzi di Borsa: dall’annuncio dell’operazione Premafin ha ceduto più del 28% e FonSai il 26%. La ristrutturazione di «casa Ligresti» resta però appesa al verdetto della Consob. L’Authority sarà chiamata a decidere se l’ingresso dei francesi di Groupama in Premafin (17% del capitale) faccia o meno scattare il «concerto» e quindi un’Opa obbligatoria. Uno snodo cruciale, perché nel caso Consob decidesse la linea dura, Parigi si ritirerebbe: da più parti si fa notare come Groupama non abbia le forze per sostenere un’eventuale offerta a cascata; così come non se la può permettere la famiglia Ligresti. Anche per questo gli avvocati continuano a limare il documento per la Consob, procastinandone la consegna; il deposito è comunque atteso a breve, forse nel pomeriggio. La Commissione ha comunque approfondito l’indagine sul gruppo Ligresti: dal ruolo del finanziere bretone Vincent Bollorè, che il 26 ottobre è salito al 5% di Premafin e ha poi favorito i contatti con Groupama, al punto oscuro dei dieci soci segreti che si schermavano dietro al Credit Agricole Suisse dividendosi il 9% della cassaforte. Il mercato ha sempre sospettato che si trattasse di azioni riferibili alla famiglia Ligresti. Senza contare che l’Agricole ha smontato il pacchetto (ora al 2,5%) «dimenticandosi» di comunicarlo prontamente al mercato. Per FonSai comunque il tempo stringe: malgrado le rassicurazioni della società, alcuni analisti dubitano infatti che la compagnia riuscirà a rispettare a lungo i limiti di Solvency, visto che anche le cessioni immobiliari procedono a rilento. La prossima dovrebbe essere la Cascina Veneria, mentre per la Torre Velasca si saprà qualcosa a fine gennaio.