Premiata la chiarezza Nessuna sorpresa

In epoca di par condicio ci si deve accontentare delle «conferenze stampa», antica consuetudine della campagna elettorale televisiva che rimanda a immagini affettuosamente custodite nelle teche Rai ai tempi dell'indimenticato moderatore Jader Jacobelli. La versione moderna delle conferenze stampa di vecchia memoria è cominciata su Raidue mostrando due aspetti, dal punto di vista strettamente televisivo, che balzano subito all'attenzione.
Il primo è formale ma non privo di sostanza: lo studio è ampio, fin troppo, e le inquadrature scelgono continuamente di evidenziare non solo la distanza fisica tra il candidato e i giornalisti interroganti, che poco mancava potessero guardarsi con il binocolo, ma di riflesso anche quella tra gli spettatori e i protagonisti della conferenza stampa. Scelta discutibile, figlia della freddezza che spesso comunicano i moderni studi televisivi e che spinge la regia a strafare con le panoramiche in campo lungo, dando un senso non tanto di profondità quanto di distacco.
Il secondo aspetto ha a che fare con l'ordinata e misurata cadenza delle domande e delle risposte, con un andamento della trasmissione che perde giocoforza più di un punto sul piano della vivacità a cui il pubblico è abituato nei dibattiti politici ma ne guadagna in chiarezza, capacità di sintesi e possibilità di comprensione. Un passo avanti rispetto a certi frequenti spettacoli rissaioli con corollario di «io non l'ho interrotta, lei non interrompa me», ma un passo indietro nei confronti delle vecchie conferenze stampa che qualche sorpresa fuori dalle righe ogni tanto la riservavano. Meglio non aspettarsele in questo contesto, e lo si capisce alla perfezione quando Giuliana Del Bufalo chiede a Veltroni «per quale squadra tifa stasera?». Neanche la successiva risposta, ovviamente, era propedeutica a qualunque possibilità di scoop.