«Premiata la scarsa politicizzazione di una lista attenta ai problemi veri»

La Sapienza ai moderati. Difficile ricordare per quanti anni non è stato possibile scrivere una cosa del genere, ma adesso il più grande ateneo d’Europa è stato conquistato da «Vento di cambiamento», lista ispirata dal prorettore e preside di Medicina, Luigi Frati, e da Forza Italia, che ha fatto man bassa di voti con il contributo dell’Udc. Eppure il segreto del successo del centrodestra (non solo alla Sapienza, visto che un analogo risultato è stato ottenuto la settimana scorsa anche alla Luiss) è dovuto proprio alla non politicizzazione della lista. Andrea Morbelli, responsabile nazionale per l’università di Fi, e «deus ex machina» della vittoria, ha le idee chiare in proposito. «Il radicale cambio di strategia che ci ha permesso di ottenere questo eccellente risultato - afferma - è basato sulla scarsa politicizzazione della sfida. Abbiamo evitato di presentarci con il simbolo di partito attaccato sul petto, in modo da attrarre anche chi non è organico a Fi ma ne condivide molte idee». Morbelli spiega che il rapporto tra i giovani e Fi è piuttosto strano. «Verso il partito del premier - sottolinea - c’è un rapporto di odio e amore: Berlusconi o viene amato senza discussioni o viene odiato pregiudizialmente». E così, per non correre rischi, Fi ha cambiato strategia, individuando ragazzi impegnati sul campo, che frequentano l’Ateneo da mattina a sera e che si occupano di questioni concrete, e alleandosi con l’associazionismo studentesco non necessariamente vicino al partito. «I nostri candidati, conosciuti da tutti, si sono concentrati sui problemi reali, per esempio le mense, le aule che non ci sono, le tasse - evidenzia il responsabile di Fi -, mentre la sinistra, in particolare quella radicale, non fa che parlare della fame nel mondo o della guerra. Discorsi nobili, per carità, ma che in ambito universitario dovrebbero lasciare spazio a cose più concrete». E a proposito dell’atteggiamento che ha portato la sinistra alla sconfitta, Morbelli sottolinea che «il loro atteggiamento pregiudiziale su ogni argomento, come per esempio sulla riforma Moratti, non ha pagato. Anche fra noi c’è chi critica alcune scelte del governo, ma di solito siamo capaci di riconoscere le cose buone realizzate da Berlusconi, e questo atteggiamento pensante ci ha favorito».
A quanto pare, invece, l’errore di politicizzarsi eccessivamente è stato commesso non solo dalla sinistra ma anche da Alleanza Nazionale, che per la prima volta non ha eletto nessun rappresentante né in Consiglio d’amministrazione né in Senato accademico. «Naturalmente non politicizzare la nostra campagna - continua Morbelli - non significa aver nascosto che siamo di centrodestra. Questo era risaputo, ma lo abbiamo fatto pesare poco, lasciando la maggiore autonomia possibile». Ma, guardando al futuro, cosa pensano i giovani del progetto di «partito unico» lanciato da Berlusconi? «Il presidente - risponde ancora Morbelli - si è reso conto che occorre una struttura che abbia un futuro anche dopo di lui, e il partito unico serve proprio a questo, oltre che, ovviamente, a rafforzare il bipolarismo che senza di lui non esisterebbe».
Del successo di Fi nelle elezioni universitarie chiediamo anche a Giovanni Quarzo, coordinatore cittadino dei giovani. «È un risultato che nasce da molti fattori, primo fra tutti l’accordo con l’associazionismo universitario e con l’Udc - spiega Quarzo - e poi la nostra capacità organizzativa, messa in campo in tempo utile. Una volta era la sinistra il leader indiscusso in questo campo, ora non più». Quanto alla sconfitta di An, Quarzo non ha dubbi. «I voti, in larga parte, li abbiamo sempre portati noi, quando ci presentavamo nella stessa lista - sottolinea il giovane coordinatore - ora eravamo divisi, e questo li ha penalizzati». Quarzo ha anche una spiegazione sulla sconfitta dei Collettivi, e infatti conclude così: «Ormai i Collettivi rappresentano solo un’élite di ultratrentenni che passa le giornate nelle aule, e non certo per studiare».