Il premier Abe si decurta lo stipendio

da Tokio

Il premier giapponese Shinzo Abe ha annunciato che si decurterà tre mesi di stipendio, quale forma di auto-punizione dopo che il governo è stato costretto ad ammettere di aver pagato degli spettatori «ammaestrati» a porre domande concordate durante una serie di incontri pubblici. Come voluto dall’ex capo del governo, Junichiro Koizumi, l’esecutivo nipponico dal 2001 a oggi ha organizzato quasi 200 riunioni locali in cui si invitavano i cittadini a interrogare i leader politici, in presa diretta, su qualsiasi tema d’interesse generale. Tuttavia, recentemente, alcuni alti funzionari hanno confessato che diversi spettatori, seduti tra il pubblico, erano in realtà stati «arruolati» segretamente, dietro compenso, allo scopo di formulare domande «gradite» alla personalità di turno.
Abe, alla guida del governo dallo scorso settembre, si è sentito direttamente implicato in questo scandalo, in quanto durante l’era Koizumi era il numero due del governo. «Dobbiamo provare che siamo sinceri: puniremo coloro che sono direttamente coinvolti in questa vicenda - ha assicurato il premier nipponico -. Da parte mia, in qualità di ex segretario generale del governo Koizumi, ma anche nella veste di attuale primo ministro, ho deciso di infliggermi tre mesi di privazione del salario».
È la seconda volta che Abe si riduce la retribuzione da quando è venuto a galla lo scandalo degli spettatori «ammaestrati». Il giorno in cui ha preso le sue funzioni aveva già annunciato un taglio del 30% del suo stipendio e del 10% di quello dei ministri, motivato dal piano di austerità che sta promuovendo nel Paese del Sol Levante. Ufficialmente il salario del premier, senza tener conto del 30% di ribasso, ammonta a 41 milioni di yen, pari a circa 270mila euro l’anno. Malgrado le buone intenzioni e la sua decisione di dare in prima persona l’esempio per lanciare un programma di «austerity», la popolarità di Abe è sempre in discesa.