Il premier Abe si insedia e taglia il suo stipendio

da Tokyo

A 52 anni il liberaldemocratico Shinzo Abe, il «falco» della scena politica nipponica, è diventato ieri il più giovane primo ministro giapponese, il primo a essere nato dopo la guerra, con l’ambizione di promuovere un ruolo più forte del suo Paese sulla scena internazionale promovendo al contempo il rilancio dei rapporti bilaterali con la Cina. Il Parlamento, nel quale i liberaldemocratici sono predominanti, ha approvato a larghissima maggioranza la nomina di Abe, designato dal premier uscente Junichiro Koizumi, 64 anni.
Figlio d’arte, il padre Shintaro era stato ministro degli Esteri negli anni Ottanta, e il nonno Nobusuke Kishi premier, Shinzo Abe ha immediatamente presentato il suo governo: agli Esteri il nazionalista Taro Aso, 66 anni, a cui spetterà il difficile compito di ristabilire i rapporti con la Cina e la Corea del Sud. Compito non facile perché sia Pechino sia Seul hanno quasi congelato le relazioni con Tokyo a causa delle ripetute visite di Koizumi al santuario Yasukuni, dove riposano le spoglie dei caduti di guerra, inclusi numerosi criminali di guerra. Koizumi, secondo cinesi e coreani, non ha mai rinnegato la storia dell’espansionismo giapponese che portò l’impero a compiere efferate stragi in Cina e in Corea.
Incontrando i giornalisti in una conferenza-stampa, Abe ha detto che il suo governo si batterà per ottenere un seggio permanente al Consiglio di siocurezza delle Nazioni Unite e punterà a rivedere la Costituzione «sdoganando» le Forze Armate.
Con una mossa popolare, il nuovo primo ministro ha annunciato il primo provvedimento del suo esecutivo: la riduzione del suo stipendio del 30 per cento (al premier spetta l’equivalente di 345mila dollari l’anno) e quella dei suoi ministri, che sarà del 10 per cento.
Se i giapponesi apprezzeranno Abe lo si saprà nel prossimo luglio, quando si eleggerà il nuovo Senato. Sarà il primo test elettorale per Abe.