Il premier: "Abruzzo, vinta la sfida impossibile Tra un mese agibili sette case su dieci"

Berlusconi: "Abbiamo dato alloggio a 13mila persone e svolto 22.700
sopralluoghi. Il 10 settembre consegneremo le prime abitazioni.
Distrutte 300 chiese, impressionante"

Roma Dorme «benissimo» il Cavaliere, «come un bambino». Sull’economia, dice, «si vedono i primi segni positivi». Sul fronte sisma, «entro sei mesi alloggeremo in case vere i 12mila sfollati e a fine maggio apriremo l’ospedale». Sul resto, «stiamo facendo la nostra parte» e Dario Franceschini può mettersi il cuore in pace. «Noi pensiamo a lavorare e stiamo ottenendo ottimi risultati», dal terremoto, alla crisi «che è ben fronteggiata e sulla quale stiamo registrando i primi segnali di ottimismo», fino all’influenza suina, «che è sotto controllo». Insomma, «noi lavoriamo, gli altri possono pure fischiare». Ma non c’è, assicura, un problema di consenso o di ansia di punti di share, perché «noi siamo soddisfatti del bilancio del governo nonostante impazzino sparlatori e picchetti di fischiatori organizzati ovunque ci sia la certezza del passaggio della mia persona».
A Palazzo Chigi Silvio Berlusconi spunta in sala stampa alle 19.30 per fare il punto sull’Abruzzo. L’emergenza, assicura, durerà poco. «Il 53,7% delle abitazioni colpite è agibile immediatamente. Stiamo facendo i sopralluoghi con 160 squadre di volontari che svolgono gratuitamente 1000 sopralluoghi al giorno. Finora sono stati 22.705 i controlli effettuati e da questi viene fuori che il 53,7 % delle abitazioni visitate e verificate è immediatamente agibile, il 15,8 lo sarà entro i prossimi 30 giorni con pochi lievi interventi». Tuttavia, siccome continuano le scosse, la gente «comprensibilmente» si rifiuta di tornare nelle proprie case: «Per farli rientrare serve almeno una settimana di stop nelle scosse». È invece «completamente inagibile il 23% delle abitazioni che dovranno essere interamente ricostruite». Più grave la situazione degli edifici pubblici e del patrimonio artistico: «Sono 300 le chiese distrutte o inagibili, è impressionante».
Dunque L’Aquila rinascerà, «non ci sarà nessuna new town». Tempi stretti, forzati. «Sono impegnato in una mission impossibile, assicurare in duecento giorni un tetto vero, non una baracca, ai 12mila senza casa. Com’era il titolo di quel libro? Io speriamo che me la cavo... Ma ce la caveremo. Il 10 settembre, prima dell’inizio della stagione fredda, inizieremo a consegnare le prime abitazioni. Abbiamo già individuato le aree. Certo, qualche piccolo ritardo dovrà comunque essere messo in conto, comunque le tende sono tutte dotate di un sistema di riscaldamento. E la società che gestisce le autostrade ha di nuovo tolto il pedaggio». Quanto al G8, non sarà un problema e nemmeno un intralcio, anzi, servirà a convogliare aiuti e attenzioni internazionali sull’Abruzzo. «Si svolgerà tutto nella cittadella della Guardia di finanza e anche i giornalisti non verranno tenuti a chilometri di distanza». E La Maddalena? «Verrà ricompensata».
«Sotto controllo» pure la nuova influenza made in Mexico. «C’è stato un caso, è guarito. Poi ce n’è stato un altro, ma direi che non c’è motivo per creare allarmismo, abbiamo la situazione in mano pure per quanto riguarda i farmaci antivirali». E buone notizie arrivano pure sul fronte della crisi. «Sono stato alla Fiera del mobile e gli espositori mi hanno detto che stanno ripartendo gli ordinativi. Si vede la luce in fondo al tunnel. Ripeto, noi continuiamo ad avere segnali positivi». Il Papa? «Non è giusto leggere le sue parole in chiave strettamente politica, lui fa dei richiami contro gli egoismi ed è giustamente preoccupato per le conseguenze sulla fame nel mondo».
Insomma, «io dormo benissimo checché ne dica Franceschini». E «mentre impazza il teatrino della politica noi continuiamo a lavorare» per affrontare l’emergenza terremoto. «Franceschini dice che io non posso dormire se non ho un punto di vantaggio nei sondaggi e io, invece, dormo benissimo perché il vantaggio c’è sempre... Quindi, se non fosse così, come potrei affrontare quell’attacco alla democrazia che sto conducendo secondo Di Pietro e arrivare a essere un imperatore degli italiani e dell’Italia come dice Casini. Comunque - insiste il Cavaliere - queste sono frivolezze mentre noi pensiamo a lavorare per l’Abruzzo e a fare cose concrete».