Il premier all'Udc: "Ora dia l'appoggio esterno" Ma Casini non ci sta: "Non perdiamo tempo"

Berlusconi invita Fini a fare un passo indietro. Poi propone all'Udc l'appoggio esterno: "Ha perso un'occasione quando c’è stata
l’operazione dei finiani". Ma Casini non ci sta: "Non perdiamo tempo". E Cesa: "Prima lasci, poi discutiamo"

Roma - "Fare un passo indietro? Credo che a farlo dovrebbero essere altri, come il presidente della Camera che invece di essere super partes è stato di parte e ha fondato un partito sulla sua figura di leader". Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, guarda alla tenuta della maggioranza e chiede a tutte le forze in campo maggiore responsabilità nei confronti del bene dell'Italia: "Ciascuno dovrebbe restare fedele al voto ricevuto. L’Italia ha bisogno di tutto, fuorchè di qualcosa che non sia stabilità di governo". Quindi lancia un appello all'Udc invitandolo a dare l'appoggio esterno al governo, ma il segretario centrista Casini ha subito rifiutato: "Prima le dimissioni, poi discutiamo".

La maggioranza in parlamento "Ho detto poco fa che avremo la maggioranza, conto sul buon senso. Mi vengono attribuite un mare di cose non vere, siamo caduti in una situazione - ha continuato il premier - non se ne può più di una informazione che disinforma". Berlusconi crede, infatti, che "avremo la maggioranza sia alla Camera che al Senato, una buona maggioranza". "Se non sarà possibile governare è chiaro che ci recheremo dal capo dello Stato, con la maggioranza delle due Camere - ha puntualizzato il Cavaliere - e chiederemo il ritorno dagli elettori".

La necessità di fare riforme Al voto se la maggioranza ci fosse ma troppo risicata. "L’ultimo sondaggio mi dà ancora al 54,6 per cento di apprezzamento", ha spiegato Berlusconi che guarda al voto di fiducia dicendosi "sicuro che avremo una buona maggioranza, sia al Senato sia alla Camera". Ma il messaggio che arriva anche oggi da Palazzo Chigi è il no a ogni subordinata al voto, o a un governo che "tiri a campare". E quindi con il presidente del Consiglio che indica la via delle urne anche se centrasse l’obiettivo della doppia fiducia, ma di misura. "Governeremo. Ma se non sarà possibile governare - ha scandito Berlusconi - perché se alla maggioranza della fiducia non seguisse una maggioranza capace il rendersi possibile dell’approvazione delle riforme, è chiaro che ci recheremo dal Capo dello Stato, con la maggioranza nelle due Camere, e chiederemo il voto degli elettori". "Non prevedo - ha, quindi, chiarito il premier - la possibilità di un governo non capace di incidere sulla realtà del Paese e di cambiarlo e migliorarlo".

I rapporti con l'Udc "Penso che l’Udc abbia perso un’occasione. Quando c’è stata l’operazione dei finiani in un momento di crisi globale quando era importane continuare con un governo solido e con quasi tre anni di lavoro c’era per l’Udc un'occasione di avanzarsi". Berlusconi torna ad appellarsi alle forze di centrodestra perché torni a prevalere il senso di responsabilità: "Lo facciano nell’interesse del Paese appoggiando una maggioranza ed un governo dall’esterno". "Ciascuno dovrebbe restare fedele al voto ricevuto - ha continuato il premier - l’Udc si è presentato da solo, per l’opposizione di Gianfranco Fini che non voleva facesse un accordo con noi. Oggi avrebbe l’occasione di dimostrare che non pensa solo al tornaconto del proprio leader, ma a quella del Paese che ha necessità di avere una maggioranza stabile".

Il "no" dei centristi Dall'Udc arriva un "no" all'appoggio esterno. A chiudere è lo stesso Casini: "Com’è buono e premuroso, ci tiene tanto a noi... Per favore non perdiamo tempo". "Ringraziamo Berlusconi per i consigli che ci ha dato, ma sono troppo interessati per risultare credibili - ha commentato il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa - pensi lui all’interesse del Paese e non perda un’occasione storica: si dimetta e apra una fase politica nuova". Sulla stessa linea anche Rocco Buttiglione che ha spiegato: "Le dimissioni di Berlusconisono necessarie per certificare il fallimento della politica di questo governo. E' ormai evidente che il Pdl è un’esperienza che non ha funzionato, un’esperienza fallita. E come italiani noi stiamo pagando il costo di questo fallimento". "Dunque - ha, infine, ribadito Buttiglione - prima le sue dimissioni e poi ci sediamo intorno ad un tavolo".

La stoccata a Montezemolo Nel corso della conferenza stampa il premier ha lanciato anche una dura stoccata a Montezemolo: "Parlare è facile , fare è difficile. Altri parlano, noi facciamo". "Quando sento la sinistra - ha, poi, aggiunto Berlusconi - dire che bisogna trovare i fondi là dove ci sono e metterli là dove servono, penso che è un’affermazione veramente di un’intelligenza profonda e assoluta che ci lascia stupefatti". "Mi pare un ottimo auspicio, i cittadini non chiedono altro che il governo faccia", ha subito risposto il presidente della Ferrari aggiungendo, quindi, che "la proposta del governo sull’imprenditoria giovanile è in sintonia con quella che lanciamo oggi. Quindi complimenti e avanti così".