Il premier apre il Pdl a Casini: porte spalancate E chiude all'opposizione: impossibile il dialogo

Duro affondo del Cavaliere contro la disinformazione orchestrata dalla sinistra per nascondere l'operato del governo: "Siamo davanti a un disastro culturale". E sulle alleanze prova a dialogare col Veltroni del Lingotto (a patto che
scarichi Di Pietro) e con
Casini: "Venga pure nel Pdl"

Roma - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, tona ad attaccare i giornali che, dice, sono controllati per l’85% dalla sinistra. In un’intervista al mensile Pocket, il premier dichiara: "L’hanno ormai capito tutti come funzionano i giornali e come lavorano alcuni giornalisti: isolano una frase o una parola dal contesto e ci costruiscono sopra una fantasia e spesso un attacco". Poi, guarda all'opposizione per invitarla al dialogo e alle riforme condivise. Uno sguardo al Veltroni "del Lingotto", con cui è possibile dialogare unicamente se scaricasse Di Pietro, e ai centristi dell'Udc ("Porte spalancate per Casini").

Dialogo impossibile con questi individui  Paletti fissati dal premier Silvio Berlusconi alla ripresa del dialogo con il Pd di Walòter Veltroni. "Il Pd non è ancora riuscito a diventare un partito socialdemocratico. Se Veltroni e i suoi volessero rendersi credibili - afferma il presidente del Consiglio - dovrebbero prima rompere con Di Pietro, come hanno detto di voler fare più volte, ma senza alcun seguito nei fatti". "Io fin quando sarò al governo non mi siederò mai ad un tavolo con questi individui", ha dichiarato il premier alla presentazione del libro di Bruno Vespa, rispondendo ad una domanda sul dialogo sulla giustizia. "Ha ragione Bonaiuti quando dice che sono marxisti, leninisti. Ci vuole un cambio di generazione per avere da noi una socialdemocrazia. Non accetto di parlare con questo tipo di persone".

Porte aperte all'Udc Berlusconi assicura che le porte del nuovo partito unico del centrodestra sono ancora "spalancate" per Pier Ferdinando Casini e l’Udc, sottolineando come il Pdl sia la sola forza destinata ad assere alternativa alla sinistra e a rappresentare in Italia il Ppe. "Casini ha deciso di non far parte del Popolo della Libertà e ha scelto una strada che lo sta portando su posizioni che hanno deluso molti suoi elettori e buona parte degli ex dirigenti dell'Udc", continua Berlusconi nella speranza che i centristi cambino idea . "Le porte del Popolo della Libertà non sono aperte, sono spalancate", ripete spiegando che "in politica contano i valori": il Pdl, infatti "si ispira alla libertà come valore fondante dellasua azione politica e rappresenta la concreta alternativa politica e di governo ad una sinistra non liberale, non garantista, non riformatrice". "Questo lo capiscono tutti gli italiani, qualunque sia la loro età", spiega Berlusconi ricordando  che la sua ambizione politica era quella di "costruire e lasciare in eredità agli italiani un partito unico dei moderati e dei riformisti, dei laici e dei cattolici". "Il Popolo della Libertà è esattamente questo - conclude il premier - una costola del Partito Popolare Europeo, un grande partito destinato a segnare per decenni la politica nazionale e a garantire all`Italia benessere, libertà e riforme".

Ancora Casini "Porte spalancate nel Popolo della Libertà, che si formerà e avrà vita con il congresso che pensiamo di poter celebrare nella seconda parte del mese di marzo". È quanto afferma il premier Silvio Berlusconi rispondendo ad una domanda sui rapporti con il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini durante la presentazione del libro di Bruno Vespa.

Media controllati dal Pd "In televisione, certi programmi, della Rai e non solo, fanno di peggio", attacca Berlusconi ricordando di aver consigliato ai ministri del governo di "non prestarsi più al gioco della rissa con gli oppositori in tv". Secondo il presidente del Consiglio, tuttavia, resta il fatto che "comunicare agli italiani in modo corretto ciò che di buono ha fatto il governo, a cominciare dal contenuto di alcune leggi, è davvero un'impresa". Un esempio su tutti: "Sulla scuola e sull'università la sinistra e i suoi giornali, in pratica l'85 per cento di ciò che si stampa in Italia, sono riusciti per settimane a ribaltare la realtà e a fare credere che ci sarebbero stati la fine del tempo pieno e una marea di licenziamenti." E spiega: "Avevamo deciso l'esatto contrario: più tempo pieno e neppure un licenziamento".

Il disastro culturale causato dalla sinistra Per il presidente del Consiglio, il Paese è "davanti a un disastro culturale e a un pezzo di carta che in molti casi non vale nulla. E la colpa non è dei giovani, ma di quella sinistra che per decenni ha fatto della scuola e dell’università soltanto un ammortizzatore sociale". Il premier osserva: "Con la nostra riforma, molte cose cambieranno in meglio: meno privilegi ai baroni, più spazio agli studi e alle ricerche di qualità e alle lauree che aiutano davvero a trovare un lavoro. E alla fine, ne sono convinto, anche quei giovani che poche settimane fa erano in piazza a criticarci non potranno che prenderne atto". Berlusconi poi aggiunge: "In Italia ci sono più di cinquemila corsi di laurea, per oltre la metà inutili. Come può sperare di trovare un lavoro in un’impresa chi si è laureato su temi come la felicità nel cane e nel gatto, o l’asino del Monte Amiata?". "Io - dichiara il presidente del Consiglio - ho stima dei nostri ragazzi che vogliono lavorare, contare su un buon impiego e su una retribuzione adeguata. Ma sono troppe le cose che non funzionano e ostacolano proprio i giovani. Gli studenti universitari sono circa un milione 600 mila, ma la metà degli iscritti all’università non frequenta le lezioni e alla laurea arriva appena il 17 per cento degli iscritti. A conti fatti, questa università è spesso una fabbrica del pezzo di carta con cui molte famiglie e molti giovani sono stati illusi di poter risolvere il problema del posto fisso".

Tolleranza zero per chi sporca Il presidente del Consiglio ribadisce poi la tolleranza zero verso chi sporca o imbratta. "Dovranno essere introdotte - afferma - pene severe per gli imbrattatori ed anche l`arresto per chi scarica in strada rifiuti ingombranti". Il premier ripete che "a Napoli e in Campania abbiamo riportato lo Stato a fare lo Stato, senza più consentire che l'occupazione di un aeroporto, di una discarica o di un cantiere potesse essere considerata come una manifestazione legittima di democrazia". "Si tratta di una violenza, cioè di un reato, e come tale va punito", continua il premier spiegando di aver ripulito le strade, aperto le discariche e costruito i termovalorizzatori superando l'emergenza. "La soluzione del problema richiederà ancora tre anni, per completare la realizzazione dei cinque termovalorizzatori previsti in tutti i Comuni - dice il Cavaliere - in più gli amministratori di tutti i Comuni dovranno rispettare le quote che abbiamo fissato per la raccolta differenziata, pena il loro commissariamento". E, sempre parlando della situazioen del capoluogo campano, Berlusconi riferisce il suo obiettivo: "le strade dell'Italia e di Napoli pulite come quelle di Tokyo".

Il futuro della politica Berlusconi resterà in campo fino a quando ci sarà il rischio che l’Italia cada in mano a una "sinistra come questa". "Mi considerano una speranza per i miei coetanei? Spero di esserlo - spiega - sia per i giovani che per gli anziani. Perché contrapporli? Mi sento ancora un ventenne nello spirito e nella voglia di fare. Lo scriva pure: non vi libererete di me tanto presto, almeno finché l'Italia non rischi più di cadere nelle mani di una sinistra come quella di adesso". Quanto al conflitto di interessi, osserva che è "bene ricordare che non mi occupo del gruppo che ho fondato da quando, nel 1994, ho deciso di occuparmi del mio Paese". "Di Berlusconi in politica ne basta uno: Silvio", puntualizza quindi il premier dichiarando: "I miei figli in politica? Io basto e avanzo". "Il sogno più bello - aggiunge - è quello di portare fino a 120 anni l'aspettativa di vita media in Italia, un progetto avveniristico di medicina predittiva nel quale sono stato coinvolto da don Luigi Verzé". E alla domanda se ci sia stata una sua defaillance, il premier risponde: "Di mie defaillance non me ne ricordo". Poi aggiunge: "Quest`anno il Milan non gioca in Champions, ma in gennaio abbiamo vinto il titolo di campioni del mondo per club. Poi si è tirato il fiato. E riposarsi il settimo giorno non è mai stato un peccato".