Premier in aula a mani vuote: «Pazienza e sacrifici»

RomaTornato da Berlino con la valigetta piena di fumi elogiativi da parte della Merkel ma con poco arrosto, Monti si presenta alla Camera per esporre gli sviluppi della sua battaglia contro lo spread. Sebbene, come riconosce pure Le Figaro, «Monti ha lasciato Berlino a mani praticamente vuote», il premier cerca di rassicurare Paese e deputati che i sacrifici non sono inutili e che dopo le lacrime e il sangue tornerà il sorriso. Quando? Monti spiega: «L’auspicio è che la partita del “fiscal compact” (le nuove regole sul rigore di bilancio in salsa tedesca, ndr) si possa chiudere al Consiglio europeo di fine gennaio». Poi qualcosa cambierà: «Non è escluso - dice il premier - che la stessa Bce, sulle cui decisioni non possiamo entrare, dopo che sarà stato acquisito a livello costituzionale l’accordo sul fiscal compact... e una volta che il contesto europeo sarà diventato strutturalmente disciplinato sul bilancio pubblico, si senta più rilassata». E dietro a quel «rilassata» ci sta la possibilità dell’Eurotower di intervenire massicciamente per frenare la speculazione finanziaria. Questo sarebbe un ombrello protettivo più ampio rispetto alla «aperturina» offerta dalla Merkel di «rendere più efficace il nuovo meccanismo di stabilità (Mef)». Implicitamente il premier ammette che la Cancelliera è un osso duro, capace di vincolare le sue concessioni soltanto dopo che i suoi interlocutori si sono messi in riga. Sui rapporti tra Roma, Berlino e Parigi, Monti ammette che «è facile fare passi indietro, ma è molto faticoso fare passi avanti e quindi serve pazienza».
Un’ammissione di semi fallimento visto che sugli eurobond il discorso è rimandato alle calende greche: la Merkel non ne vuol sentire parlare. Almeno per ora perché prima l’Europa deve diventare virtuosa come la sua Germania. Così, Monti chiede pazienza e sacrifici che tuttavia, giura il premier, non saranno tali da ammazzarci definitivamente: «Per ridurre il debito è importante che ci siano due criteri: una forte e continua diminuzione, ma anche un quadro qualitativo di criteri di applicazione per definire il piano di rientro». E, mostra i muscoli, «non cederemo di un millimetro rispetto al ventaglio di indicatori qualitativi necessari, non per eludere l’obiettivo della riduzione del debito, ma per realizzarlo concretamente». In pratica, per valutare i nostri conti, si dovrebbe tenere conto di alcuni fattori come il patrimonio pubblico, il gradi di indebitamento delle famiglie, la solidità del sistema bancario ecc... Insomma, rigore sì ma non troppo ferreo: «Bisogna evitare che si introducano vincoli più rigidi, limiti e procedure e ulteriori sanzioni rispetto a quelli esistenti nell’ambito del patto di stabilità e crescita». E poi l’altro obiettivo vitale: far crescere l’Italia e l’Europa. Monti auspica un aiuto anche delle Camere: «È molto importante che ci sia dietro l’azione del governo, ma vorrei dire sopra e prima dell’azione del governo, l’orientamento del Parlamento». E il Parlamento si fa subito sentire con una mozione depositata dal Pdl, firmata da Cicchitto, Frattini e Corsaro, nel quale si chiede «l’aumento delle risorse del Fondo salva Stati, un nuovo ruolo della Bce, l’emissione degli eurobond, la Tobin Tax ma solo a livello Ue».
In ogni caso Monti prosegue i suoi summit internazionali: mercoledì prossimo sarà a Londra per un faccia a faccia con il premier Cameron e poi terrà una lezione alla London School of Economics. Evento per cui i biglietti sono andati a ruba. «Proprio come se fosse una rockstar», ha detto all’Ansa un addetto dell’università.