Il premier avverte An e Lega: basta polemiche, fanno perdere consensi

Berlusconi: &quot;Troppa enfasi&quot; sui giornali &quot;a proposito dell’incontro tra me e Fini&quot;. &quot;Mercoledì vertice sulla giustizia con An e Lega, nessun problema. Con le polemiche perso il 5% dei consensi&quot;. Il <strong><a href="/a.pic1?ID=321491">patto della spigola</a></strong>, il retroscena: <strong><a href="/a.pic1?ID=321493">sul tavolo carciofi, crisi e frutta</a></strong>. Cicchitto: <strong><a href="/a.pic1?ID=321493">&quot;Nessuna fusione a freddo&quot;<br />
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Roma - Non è un ultimatum, ma un avvertimento certamente sì: Silvio Berlusconi chiede ad An e Lega di smetterla con le polemiche, che hanno già ridotto di cinque o sei punti i consensi per il governo. Ma il premier va oltre, annunciando un vertice sulla giustizia per evitare "sorprese" nell'esame parlamentare da parte della maggioranza.

Il Cavaliere, atterrato ad Oristano per un giro elettorale in vista delle regionali sarde di metà febbraio, preferisce all'inizio usare il fioretto: "C'é stata troppa enfasi" sui giornali riguardo all'incontro con Gianfranco Fini, dice visitando il nuraghe Losa. "Lo statuto è già scritto da due mesi", aggiunge, ribadendo che il congresso del Pdl si terrà il 27 marzo. Insomma, prosegue, "non ingigantirei le cose: è stato un incontro normale su cosa già chiare, almeno per quanto mi riguarda".

Il premier smorza qualsiasi polemica anche con la Lega, definendo "assolutamente false" le voci che danno il Carroccio intenzionato a correre da solo al primo turno delle Amministrative. Anche il confronto fra un partito del Nord e uno del Sud nella maggioranza, per Berlusconi, "é totalmente falso". Ma con il passare delle ore la posizione del Cavaliere si fa più netta: "Le polemiche politiche costano, gli elettori non vogliono vedere una squadra che non va d'accordo. In realtà non ci sono distanze, ma attraverso stampa e tv vengono percepite lo stesso e in questi giorni abbiamo perso 5 o 6 punti non per colpa del governo ma per cose basate sul nulla".

E tuttavia, che qualcosa si sia spezzato nel rapporto con gli alleati lo si capisce da ciò che Berlusconi dice sulla riforma della giustizia, che considera uno degli impegni irrinunciabili del programma di governo. Nell'annunciare "una cena, mercoledì sera, per verificare sia con An e con la Lega tutto quanto punto per punto", il Cavaliere spiega il motivo del vertice: "Non voglio trovarmi delle sorprese con emendamenti presentati di soppiatto, improvvisamente, di cui io non ho nessuna notizia come è già successo ripetutamente in queste giornate particolari". Segno che, nonostante al Cavaliere non risultino "distanze", una qualche mancanza di fiducia c'é.

Il premier torna quindi sui rapporti con Fini: "I rapporti che avevo con La Russa li avremo anche con Fini", premette il Cavaliere. Quanto allo statuto, assicura, "non era stato portato all'attenzione di Fini, ma è scritto da due mesi". Certo, aggiunge, "non è definito, ma la prima scrittura è stata consegnata ad An e a tutti gli altri partiti del Pdl". Insomma, se c'é stato un problema, è stato un problema di comunicazione tra An e La Russa". Parole che suscitano la replica del reggente di An che nega di non aver fatto avere la bozza di statuto al presidente della Camera e aggiunge: "Se serve alla causa, posso anche far finta che sia come dice Berlusconi a cui non hanno evidentemente fornito il quadro completo della situazione". La bozza, aggiunge La Russa, è stata oggetto di due riunioni di An.

Nel frattempo, Berlusconi prima sparge miele poi si toglie un altro sassolino dalla scarpa: dal palco chiede ai sostenitori di non credere ai giornali che "montano panna con presunti litigi" nella maggioranza ed assicura che nel centrodestra c'é "cooperazione assoluta". Poi però, difendendo la scelta di usare lo strumento della fiducia, ne parla come di un "atto di coraggio" che non "diminuisce in alcun modo la centralità del Parlamento". Parole, evidentemente rivolte a Fini che aveva criticato il ricorso alla fiducia sul decreto anticrisi, dicendo che in questo modo nmon si difende certo la centralità del Parlamento.