«Il premier da Celentano? Sarebbe fantapolitik»

Gentiloni, presidente della Vigilanza, liquida così la voce di una presenza del leader di Fi alla seconda puntata. L’Udeur: la politica dell’Unione non può ruotare su Santoro, Biagi e Luttazzi

Marianna Bartoccelli

da Roma

Per la sinistra moderata si tratta di «liste di proscrizione come l’altra volta», secondo quanto afferma il leader dell’Unione Romano Prodi. Mentre per i Verdi e il Pdci la reazione di Silvio Berlusconi allo show di Celentano e Santoro è strumentale per modificare la legge sulla par condicio. E se a destra c’è chi, come Buttiglione, invita il premier a «riderci su», a sinistra si coglie l’occasione per attaccare il premier. «Non esiste satira senza critica del potere - è il commento di Pierluigi Bersani, dirigente diessino -. Se il potere non riesce a instaurare un rapporto con la satira, accettandola, vuol dire che è debole, fragile e non pienamente legittimato». «Berlusconi come perseguitato è una grande satira politica. È proprietario di Mediaset, controlla politicamente la Rai, è grave e serio che continui a fare liste di proscrizione», commenta Vannino Chiti, coordinatore nazionale dei Ds. Nel dibattito dei politici aleggia anche l’ipotesi di una presenza riparatrice del premier nella prossima puntata di RockPolitik: «Sarebbe Fantapolitik» è l’ironica battuta di Paolo Gentiloni, neo presidente della Commissione di Vigilanza, che liquida così l’ipotesi. E se anche il ministro alla Comunicazione, Mario Landolfi dice no a una possibile trasmissione riparatrice, «sarebbe un errore», il coordinatore dei Verdi Paolo Cento sostiene che «la polemica nata sul programma di Celentano verrà strumentalizzata da Silvio Berlusconi per modificare la legge sulla par condicio». Come sostiene Gianfranco Pagliarulo, senatore del Pdci, che è ancora più aggressivo nei confronti del premier: «L’attacco a Celentano e ad altre personalità dello spettacolo serve a imporre alla Rai un clima plumbeo e a giustificare il prossimo blitz sulla par condicio». E mentre in Italia comincia a impazzare il gioco del lento e del rock lanciato proprio da Celentano, la polemica tra il centrosinistra e il premier diventa sempre più incandescente. «Il presidente del Consiglio passa ormai le sue giornate a stilare liste di proscrizione con i nomi dei giornalisti, degli autori, dei comici a lui sgraditi - afferma Giuseppe Giulietti, capogruppo Ds in Commissione Vigilanza -. Milioni e milioni di italiani, invece non ne possono più di un comico che aveva promesso loro più libertà, più pensioni, più contratti, più scuole e sanità pubblica, più pace e più sicurezza». Cerca di moderare i toni Mauro Fabris, coordinatore dell’Udeur: «I comici e la satira - aggiunge - hanno sempre avuto il potere quale tema preferito. Perché allora in Italia, dopo ogni ironia sui politici, si grida allo scandalo, o si tenta di dare a essa un valore che non ha? Così facendo Berlusconi rischia di diventare la più gettonata caricatura di se stesso quando vuole passare per vittima di un sistema dell’informazione di cui invece è largamente controllore e proprietario. E anche gran parte dell’opposizione rischia di ammazzare la satira quando ne forza il significato ironico quasi a tramutarlo in programma politico e di parte». L’esponente dell’Udeur comunque va oltre e invita i suoi alleati e i politici italiani a smetterla di occuparsi di Celentano e comici vari e di occuparsi di più «dei probleimi veri». «Come Udeur - conclude - ci siamo stancati del fatto che tutta la politica dell’Unione sull’informazione da cinque anni ruoti su Santoro, Guzzanti, Travaglio, Biagi... È ora di voltare pagina, come suggerisce il nuovo presidente della Commissione Vigilanza, Paolo Gentiloni».