Il premier: «Colpito dalla giustizia ad orologeria»

Il portavoce Bonaiuti: «È a dir poco grave che si forniscano ancora una volta a un quotidiano atti coperti da divieto di pubblicazione. Si tratta di fatti destituiti da ogni fondamento»

Adalberto Signore

da Roma

Due gli schieramenti in campo: quelli che «è iniziata la campagna elettorale» da una parte e quelli che «la libertà di stampa non si tocca» dall’altra. Come era ampiamente prevedibile, infatti, la notizia riportata ieri dal Corriere della Sera («“Ha corrotto un teste”, indagato Berlusconi», recitava il titolo di taglio della prima pagina) ha dato il là all’ennesima polemica politico-giudiziaria intorno al presidente del Consiglio. Questa volta, però, dal sapore un po’ retrò, visto che nel novembre ’94 fu proprio il quotidiano di via Solferino ad aprire la strada alla fine del primo governo Berlusconi pubblicando la notizia di un’avviso di garanzia al premier che in quei giorni presiedeva a Napoli un vertice internazionale sulla criminalità organizzata.
Non è un caso, dunque, che nella Casa delle libertà il pensiero vada proprio a quel giorno di undici anni fa e che tutti si dicano convinti che «la tecnica è la stessa di allora». Berlusconi, come è ovvio, non ha gradito affatto la lettura mattutina dei giornali e con i suoi ha parlato di «apertura ufficiale della campagna elettorale». «Questo - il commento del premier - è un colpo basso». Della questione si è parlato pure in Consiglio dei ministri, dove Berlusconi ha attaccato il Corriere della Sera, reo di aver pubblicato «notizie di nessuna consistenza, totalmente campate in aria e già ampiamente smentite». Un attacco - il ragionamento del presidente del Consiglio - fatto per «inquinare» il clima elettorale. La notizia, infatti, era nota da tempo ma - e secondo Berlusconi non è un caso - è uscita proprio nei giorni in cui la magistratura sta decapitando Unipol e quando il Consiglio dei ministri ha pronta la nomina del successore di Antonio Fazio alla Banca d’Italia con un’intesa bipartisan. Insomma, «si decide di colpire a orologeria in un giorno in cui il governo avrebbe potuto far valere un importante successo».
L’irritazione e l’amarezza del premier - così lo descrive chi lo ha visto ieri - emergono tutte nella durissima presa di posizione di Paolo Bonaiuti. «È a dir poco grave - dice il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce di Berlusconi - che si forniscano ancora una volta a un quotidiano atti coperti da divieto di pubblicazione. È la solita tecnica, ben collaudata, per tentare di influire sugli elettori e sul risultato elettorale». E ancora: «È iniziata la campagna elettorale. E puntualmente la procura di Milano e il Corriere della Sera, con precisa unione di intenti, prospettano fatti destituiti di ogni fondamento già più volte resi noti e già più volte smentiti». «Una condotta», aggiunge Bonaiuti, che «perdura ormai dal ’94 con il noto avviso di garanzia di Napoli, che provocò sostanzialmente la caduta del governo e che a distanza di dieci anni è stato riconosciuto del tutto infondato dalla Cassazione». «Ma gli italiani - conclude il sottosegretario - ormai hanno capito e sapranno valutare la strumentalità di questa indegna campagna mediatica e giudiziaria».
In difesa di Berlusconi si schiera tutto il centrodestra. Il ministro della Salute Francesco Storace racconta di un premier «molto indignato» come «tutto il Consiglio dei ministri». Carlo Giovanardi parla di «cose già viste». «Al filo diretto tra Procura e Corriere della Sera - dice il ministro per i Rapporti con il Parlamento - siamo abituati e, per fortuna, anche vaccinati». Duro il commento del vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto che accusa via Solferino di aver messo a segno un «colpo da cecchino contro il premier». «Evidentemente - chiosa il presidente degli eurodeputati azzurri Antonio Tajani - qualcuno teme il successo elettorale della Casa delle libertà».
«Abbiamo semplicemente fatto il nostro lavoro, avevamo una notizia e l’abbiamo pubblicata», è la secca risposta che arriva dal Corriere della Sera. Mentre ben altri sono i commenti che arrivano dall’Unione. I verdi Alfonso Pecoraro Scanio e Paolo Cento e il capogruppo del Pdci a Strasburgo Marco Rizzo invitano Berlusconi a «rispettare la libertà di stampa». Secondo il capogruppo alla Camera della Margherita, Pierluigi Castagnetti, invece, «non si possono esaltare gli articoli contro Consorte (l’ex presidente Unipol indagato per le scalate Antonveneta e Bnl, ndr) e non sopportare quelli su Berlusconi». Mentre per Antonio Di Pietro il premier «farebbe bene a chiarire la sua posizione». Fuori dal corso solo Enrico Boselli. «Non abbiamo mai pensato - dice il leader dello Sdi - che si possa far politica percorrendo la via giudiziaria. Il nostro garantismo è a 360 gradi». Per i Ds scende in campo Vannino Chiti che attacca «la destra e i suoi giornali». «Osannano la magistratura quando interviene nei confronti della cooperazione - dice il coordinatore della segretaria ds - e gridano all’attentato quando le indagini si riferiscono al premier». Parole che scatenano la reazione di Cicchitto: «Fino a ieri abbiamo letto dichiarazioni di D’Alema e altri esponenti della Quercia sull’esistenza di un complotto nei loro confronti che ruotava intorno ai poteri forti. Sandro Bondi aveva anche rivolto un invito ai Ds a fare una riflessione seria su quanto sta avvenendo. Invece, non appena il Corriere dopo aver sparato a sinistra indirizza un colpo da cecchino a Berlusconi, nei Ds scatta di nuovo l’istinto giustizialista. Si tratta di una linea miope e di corto respiro».