Il premier in Consiglio per il gup è «contumace»

Il tribunale di Milano non riconosce il legittimo impedimento. La difesa chiede l’incidente probatorio

da Milano

Gli impegni di Silvio Berlusconi come presidente del Consiglio a palazzo Chigi e quindi al Consiglio dei ministri non valgono come giustificazione in un processo. Questo stando almeno alla scelta del gup Fabio Paparella che ieri all’udienza preliminare dell’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi ha dichiarato il Cavaliere contumace. Come tutti gli altri 13 imputati che non si sono presentati nell’aula della Corte d’assise che in Tribunale a Milano ha ospitato la prima udienza preliminare tenuta a porte chiuse a conclusione delle indagini sulla cessione dei diritti televisivi.
Il premier aveva fatto recapitare al gup Paparella, tramite i suoi avvocati, una lettera nella quale spiegava gli impedimenti a palazzo Chigi e mostrava interesse a seguire le udienze nei momenti decisivi del processo preliminare. Chiedeva quindi di essere considerato assente, per legittimi impedimenti, e non contumace. Ma Paparella non ha ritenute fondate le argomentazioni addotte per giustificare l’assenza del Cavaliere. E ha così continuato l’udienza con la costituzione delle parti civili, ovvero Mediaset, mentre il ministero dell’Economia, pur citato come persona offesa, non si è presentato.
Oltre a Berlusconi, tra gli imputati figurano anche il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e l’avvocato britannico David Mills, marito del Segretario britannico alla Cultura Tessa Jowell. Per l’accusa, rappresentata dai pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo, le vendite avrebbero determinato appropriazione indebita per 300 miliardi di vecchie lire e altrettanti di somme non indicate nei bilanci. Sempre per l’accusa la compravendita di diritti tv e cinematografici di società Usa per 470 milioni di euro sarebbe stata effettuata da Fininvest attraverso due società off shore nel 1994-1999. Invece, i capi di imputazione vanno, a vario titolo, dall’appropriazione indebita alla frode fiscale, al falso in bilancio, alla ricettazione e al riciclaggio.
Ma a Berlusconi sono contestati il falso in bilancio e la frode fiscale. Accuse che i difensori del presidente del Consiglio hanno sempre respinto al mittente. Gli avvocati degli imputati sostengono infatti di non avere mai avuto fondi neri e di aver agito rispettando sempre le regole di trasparenza a tutela degli investitori. Negano anche che major americane abbiano venduto i diritti televisivi alle società off-shore, le quali li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset. Un modo, per l’accusa, di eludere il fisco nel nostro Paese e creare fondi neri. Ma che la definizione dei ruoli non sia scontata lo dimostra il fatto che Nicolò Ghedini, difensore di Berlusconi, ha chiesto al gup Paparella di interrogare con la formula dell’incidente probatorio il manager cinematografico Frank Agrama, anche lui imputato nel procedimento per l’acquisto dei diritti televisivi da parte di Mediaset, e altri cinque imputati. «Abbiamo chiesto l’incidente probatorio - ha spiegato Ghedini - perché per noi è un teste importante, è di età avanzata e non gode di buona salute».