Il premier: "Ma così si rafforza la concorrenza"

Roma - Tiepido il premier Romano Prodi («operazione che rafforza il concorrente della Rai»), cauto il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani («un successo italiano, ma la Rai rifletta»), soddisfatto il titolare delle Comunicazioni Paolo Gentiloni («positive tutte le scelte che portano al rafforzamento delle aziende italiane»).
Seppure con sfumature diverse, il governo si esprime a favore dell’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Endemol da parte di Mediaset. Con una preoccupazione, di cui si fa portavoce il presidente del Consiglio in visita a Praga. Perché, dice a mercati ancora aperti, «è chiaro che rafforza il concorrente della Rai attraverso un processo d’integrazione tra una rete tv e il fornitore di prodotti». Comunque, aggiunge, «vedo con favore il rafforzamento di un’azienda italiana all’estero». Un punto su cui concorda Bersani («un successo italiano che merita complimenti sinceri»), anche se il ministro ds auspica che «questo episodio solleciti dei progetti di riforma e cambiamento» in Rai perché «gli equilibri cambiano e non si può stare fermi». Secondo Gentiloni, quello di Mediaset è «un successo e una spinta verso la diversificazione» del settore «che noi dobbiamo incoraggiare» anche se «la Rai farà le sue scelte autonomamente».
Decisamente negativa, invece, la reazione della sinistra radicale. Con il Pdci che chiede «l’azzeramento di tutti i contratti esterni della Rai» visto che «fra i principali fornitori c’è la Endemol». Secondo il vicepresidente dei senatori del Pdci Natale Ripamonti, insomma, «l’acquisto di Endemol è una brutta notizia». Sulla stessa linea Rifondazione. «Ora - dice Sergio Bellucci - il Grande fratello andrà in onda a reti unificate perché Mediaset diviene il principale produttore di format senza lasciare la sua posizione dominante nelle reti televisive». D’accordo il capogruppo dei verdi alla Camera Angelo Bonelli secondo il quale adesso «la Rai rischia di avere un ruolo marginale».
Di tutt’altro avviso l’Udc che per bocca del suo segretario Lorenzo Cesa elogia il successo di «un’azienda italiana» e fa sapere che «continuare ad alimentare polemiche e attacchi livorosi come fa la sinistra più estrema serve solo a dare il senso di una incapacità a comprendere e a vivere la realtà economica e politica del nostro tempo». D’accordo il segretario della Dc per le Autonomie Gianfranco Rotondi che parla di «brillante operazione di mercato». Mentre il vicecoordinatore di Forza Italia attacca Prodi: «A Palazzo Chigi sono abituati a mettere naso e becco in ogni operazione economico-finanziaria realizzata da due imprese, per quanto importanti pur sempre private».
Di «fatto rilevante nel panorama dell’industria televisiva» parla il direttore generale della Rai Claudio Cappon. Che però resta prudente: «È impossibile fare valutazioni un minuto dopo l’acquisto. Faremo una riflessione attenta quando saranno chiari i termini dell’accordo». L’ipotesi che la Rai possa non onorare i contratti con Endemol è invece esclusa da Giovanna Bianchi Clerici, membro del Cda di viale Mazzini. «La Rai - dice - ha un contratto quadro pluriennale che onorerà». Più cauti, invece, gli altri consiglieri, da Nino Rizzo Nervo a Sandro Curzi.
Della necessità di una Raifondazione parla invece Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational. «La Rai - dice - ora ha preso cinque gol a porta vuota. Vediamo, al di là delle realtà contrattuali e giuridiche, quale sarà la sua reazione culturale e progettuale. Bisogna reagire, altrimenti è l’inizio della fine». Decisamente contrariato Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione Articolo 21. «La privatizzazione della Rai - dice - è così iniziata nel modo peggiore. Sarà una casualità, ma, tutto questo è accaduto mentre la destra del conflitto di interessi ha paralizzato viale Mazzini impedendo al dg le più elementari scelte di politica industriale ed editoriale». Insomma, «quanto è accaduto conferma la necessità di arrivare in tempi brevissimi ad una più rigorosa normativa in materia di conflitto di interessi e ad una nuova legge che dia alla Rai quell’autonomia industriale e politica senza la quale l’azienda sarà condannata ad un rapidissimo declino».