«Il premier crea problemi alle imprese mentre il sindacato sta coi fannulloni»

Il presidente di Confindustria affonda l’Unione e i vertici delle organizzazioni sindacali poi lancia la sua ricetta economica: meno tasse sugli straordinari, salari legati alla produttività

Roma - "C’è una classe di governo che ha come mestiere quello di creare problemi alle imprese". Va giù durissimo il presidente della Confindustria Luca di Montezemolo davanti alla platea degli industriali di Reggio Emilia. Ma non solo. "Quando la politica è debole - aggiunge riferendosi con evidenza alle scalate politico-bancarie oggetto delle intercettazioni telefoniche pubblicate dai giornali - si occupa di intrecci. nelle ultime ore ho pensato che sarebbe venuta fuori anche la Cia...".

Una raffica di accuse e critiche, quelle di Montezemolo, a una "cultura anti-industriale" che si manifesta nel Paese un po’ ovunque, persino "nei temi della maturità". Ma non si tratta soltanto di un attacco alla politica, che ribadisce e rafforza quanto il leader degli industriali aveva detto all’assemblea della Confindustria alla fine di maggio. C’è una stilettata non da poco all’esecutivo riguardo alla sostituzione improvvisa di Gianni De Gennaro alla guida della Polizia di Stato: "Non ci sono piaciuti i tempi e i modi in cui si è affrontata la sostituzione delle forze dell’ordine". Una frase che potrebbe riferirsi anche al caso del generale Roberto Speciale.

E poi, arriva un colpo di maglio ai sindacati. "Le nostre proposte -ha affermato il presidente di Confindustria- sono più popolari tra i lavoratori che quelle del sindacato. Se il sindacato non tiene conto dei problemi veri di competitività delle imprese che interessano anche i lavoratori, rischia di diventare il sindacato della pubblica amministrazione, dei pensionati e di qualche fannullone". E non manca, infine, una critica all’opposizione: "Quando il centrodestra era al governo - attacca - abbiamo sentito tante volte parlare i suoi esponenti di taglio dell’Irap, ma non abbiamo visto nulla. Ci vuole meno propaganda, e più progetti". Quanto alle tasse, conclude, "diminuiscono solo se le pagano tutti".

Montezemolo, davanti agli industriali reggiani, si sofferma anche sulla trattativa in corso a palazzo Chigi su pensioni, ammortizzatori sociali, flessibilità del lavoro. "Le riforme Dini e Maroni - spiega, riferendosi alla previdenza - consentono di raggiungere obiettivi di stabilità finanziaria del sistema che non possono essere messi in discussione". Dunque, sì allo scalone e alla revisione dei coefficienti di rivalutazione delle pensioni. Se poi avanza un surplus, aggiunge riferendosi all’extra-gettito fiscale, va destinato ad aumentare le pensioni minime e per i giovani, e nient’altro. "Non possiamo essere il Paese con la vita media più alta e quello in cui si va in pensione prima. C’è il rischio che, fra poco più di vent’anni, ogni lavoratore debba mantenere un pensionato: non è così che possiamo costruire il nostro futuro", afferma il leader degli industriali.

La Confindustria non è soddisfatta di come procede il negoziato di Palazzo Chigi. Montezemolo sostiene che è necessario alleggerire i costi degli straordinari, defiscalizzandoli; bisogna aprire inoltre maggiori spazi di salario legati alla produttività, "ed è improponibile - sostiene - l’idea di fare passi indietro sulle poche flessibilità esistenti: peggiorare la legge Biagi significa muoversi nella direzione opposta a quella dello sviluppo".