Il premier deluso: il Colle mi abbandona

RomaQuasi un’ora e mezzo di faccia a faccia. Dai toni non accesi ma comunque piuttosto fermi, con gli interlocutori che si lasciano senza ridurre in alcun modo una distanza che resta siderale. E se appena rientrato a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi ripete più volte in privato di essere «soddisfatto» dall’incontro con Giorgio Napolitano la ragione sta forse più nel fatto di essere riuscito a tener fede al canovaccio buttato giù qualche ora prima insieme a Gianni Letta e Angelino Alfano che al merito della chiacchierata. Nonostante il momento sia delicatissimo e la tensione ai livelli di guardia, insomma, non si è arrivati allo scontro.
Ed è questo, forse, l’unico dato positivo di un confronto nel quale le ragioni del Cavaliere sono state sì ascoltate con attenzione ma niente affatto condivise. Lo si capisce fin dalle prime battute, visto che quando il premier ribadisce di essere «perseguitato» dalla magistratura che sta cercando una «soluzione mediatico-giudiziaria» per affossare il governo il capo dello Stato si limita a rispondere che «nell’ordinamento vigente ci sono tutte le garanzie per un giusto processo all’interno del quale far valere le proprie ragioni». Se non è un velato consiglio a presentarsi davanti ai pm di Milano poco ci manca. Tanto che Berlusconi si sofferma anche sulla questione del conflitto di attribuzione perché non è un mistero che il premier non consideri il tribunale di Milano il suo giudice naturale (che secondo la difesa è il Tribunale dei ministri). Una divergenza di vedute che prosegue anche quando il Cavaliere chiede «più rispetto e dignità» da parte della magistratura - il riferimento è non solo alle intercettazioni a uso esclusivo dei media ma pure a un’indagine condotta con metodi orwelliani - lasciando intendere che anche il Quirinale dovrebbe farsi carico di un conflitto istituzionale che rischia di spaccare il Paese. Al contrario, si schiererebbe di fatto con le procure. Considerazioni che Napolitano si limita ad ascoltare.
I due, insomma, si parlano ma non sembrano ascoltarsi affatto. Se secondo Berlusconi la responsabilità del clima che c’è nel Paese è tutta della magistratura, secondo il Colle le colpe sono soprattutto del Cavaliere. Io - è la replica del capo del governo - ho solo risposto a un’aggressione senza precedenti. E il premier sul punto non ha intenzione di lasciare dubbi: «Andrò avanti fino alla fine». Insomma, nessun passo indietro né tantomeno l’ipotesi delle dimissioni. Ma la volontà di combattere fino all’ultimo contro chi «vuole estromettermi dalla vita politica per via giudiziaria». Anche perché, insiste Berlusconi, i numeri in Parlamento ci sono, sia alla Camera che al Senato, e altri se ne aggiungeranno. Di qui l’intenzione di riprendere in mano alcuni provvedimenti sulla giustizia. Non le intercettazioni, forse il processo breve visto che il Cavaliere pare abbia posto l’accento sull’intenzione della magistratura di Milano di andare avanti con il giudizio immediato solo per arrivare a una condanna in pochi mesi. D’altra parte, quella del premier è stata l’unica posizione stralciata per la quale la procura non ha deciso di procedere per via ordinaria.
Il tentativo di trovare nel Quirinale una sponda, dunque, non sembra andato a buon fine. Nonostante il premier abbia posto l’accento anche sul rischio che il conflitto istituzionale si trasferisca nelle piazze visto che la maggioranza non può restare inerte davanti alle proteste di Arcore o alla manifestazione anti Cav in programma per domani (e infatti ieri ha risposto il Pdl davanti al palazzo di giustizia e oggi tocca Giuliano Ferrara al teatro Dal Verme di Milano). Per dirla con le parole di un ministro molto vicino a Berlusconi, ieri Napolitano «ha messo il timbro sul via libera del gip al giudizio immediato».