Il premier dice sì all’amnistia Fini frena: «Chi sbaglia paghi»

La Camera fissa per martedì una seduta straordinaria e Berlusconi chiede «un gesto di clemenza» alla vigilia della marcia di Pannella

da Roma
Si riunirà martedi 27 l’assemblea di Montecitorio, in seduta straordinaria, per avviare il dibattito sull’amnistia e verificare la posizione dei singoli gruppi. È stata così accolta la richiesta, fatta da 207 deputati, che hanno messo la loro firma a un documento di Roberto Giachetti, deputato della Margherita, sostenitore dell’amnistia e delle iniziative di Pannella. Nel documento si chiede che sia data subito la possibilità a ogni gruppo di esprimere la propria idea sul varo di una legge d’amnistia visto che dal 1990 per l’approvazione di questi provvedimenti è necessaria una maggioranza dei due terzi.
I favorevoli alla convocazione straordinaria sarebbero stati la Margherita, il Prc, i Verdi e la «Rosa nel pugno», mentre i Ds, con la Cdl, si sarebbero espressi contro. «Penso - ha detto il capogruppo della Quercia Luciano Violante - che sarà una discussione inutile perché in quella sede non si deciderà nulla». I Ds dichiarano da sempre di essere più disponibili all’indulto. Scettico anche Tonino Di Pietro che ritiene «che anche questa volta sarà solo fumo negli occhi e un lavaggio di coscienza post natalizio, perché non ci sono né le condizioni, né il tempo». Decisamente contrario all’amnistia si dichiara il ministro Fini: «Servono politiche per fare in modo che chi sbaglia paghi».
Il fronte dell’amnistia incassa invece la disponibilità del premier Silvio Berlusconi: «Un provvedimento di clemenza sarebbe assolutamente opportuno, visto lo stato d’emergenza delle carceri» ha detto durante la conferenza stampa di fine anno. Suscitando l’immediata risposta di Marco Pannella: «Sono assolutamente lieto delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Ora stiamo a guardare i fatti, augurandoci che sia coerente e che abbia davvero la forza per affermare la sua linea». Il leader radicale dalla conferenza stampa della «Rosa nel pugno» ha poi fatto il punto sulla marcia di Natale che continua a raccogliere nuove adesioni e ha sottolineato la prima vittoria ottenuta alla Camera con la seduta straordinaria del 27 dicembre. «Notizia interessante che spiazza l’altra parte politica da cui più ci aspettavamo risposta alla grande questione sociale che abbiamo sollevato, quella determinata dalla situazione disastrosa della giustizia e del carcere nel nostro Paese - ha commentato don Antonio Mazzi, presidente del comitato promotore della Marcia di domani, alle affermazioni di Berlusconi -. Siamo contenti di averla provocata con la nostra iniziativa per Natale. Non ci accontentiamo però di fatterelli, ora aspettiamo i fatti. Se son rose fioriranno».
Anche la Chiesa ribadisce la necessità di un gesto di clemenza nei confronti dei detenuti. Lo fa attraverso il cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e giurista di lungo corso della Curia. «Si tratta di un atto che fa parte della cultura cristiana - ha detto il porporato - ma anche di un gesto che deve entrare nella vita della società e dello Stato». Alla marcia di domani ha dato la sua adesione anche Fausto Bertinotti e il sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver come il presidente della regione Puglia Nichi Vendola. La Regione Lazio annunzia la sua partecipazione con il gonfalone.
Sarà la prima manifestazione nazionale della «Rosa nel pugno». E Boselli ribadisce che si tratta di «un provvedimento straordinario che serve a rimettere in moto la giustizia, ingolfata da tantissimi piccoli processi e che può contribuire a decongestionare l’universo carcerario oramai affollato di poveri, immigrati e tossicodipendenti». Manifestazioni di solidarietà alla Marcia in altre città di Italia: a Milano presidio di laici e religiosi a San Vittore. A Palermo, organizzato dalla «Rosa nel pugno», altro presidio davanti al carcere dell’Ucciardone. La sinistra è come sempre piena di dubbi su questi temi. Di rischio di illusioni parla Pierluigi Castagnetti: «Ci vuole una maggioranza dei due terzi, ci sono i tempi tecnici per approvare l’indulto. Ma ci vuole una reale intenzione; non giochiamo a rimpiattino, perché il rischio è di creare nuove illusioni e quindi inganni nella popolazione carceraria». Del pericolo di illusioni parla anche il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che ieri ha visitato Regina Coeli: «Sull’amnistia mi rimetto alle decisioni del Parlamento. La raccomandazione che faccio sempre è di non illudere le aspettative dei detenuti».