Il premier divide Cisl e Uil Lo difende solo Angeletti

da Roma

L’intempestività del premier Romano Prodi nel richiamare i sindacati a una maggiore vigilanza ha sortito un duplice effetto. Se da un lato ha provocato l’ovvia irritazione della Cgil di Epifani (che per la prima volta ha trovato una sponda nel centrodestra), dall’altro ha determinato un’inattesa scissione tra Cisl e Uil, tradizionalmente pronte a far fronte comune su tutte le questioni di rilievo.
«Le parole di Prodi mi hanno sorpreso e dato un senso di sgradevolezza», ha ribadito ieri Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl. «Mi sembrano, quelle di Prodi, parole che non si possono che condividere», ha commentato il suo collega della Uil, Luigi Angeletti.
Una distonia inconsueta, quella tra i due leader sindacali, che ha motivazioni ben precise. Le dichiarazioni di Bonanni, infatti, devono essere considerate all’interno di una più ampia cornice. «Dobbiamo tutti abbassare i toni e fare silenzio e non puntare il dito. Questo riguarda anche lui (Prodi; ndr), anzi più lui che gli altri per la responsabilità che ha», ha aggiunto il segretario cislino.
L’accenno del premier a un’eventuale omessa vigilanza da parte del sindacato è stato rispedito al mittente. La Cisl, è il ragionamento del segretario, ha tenuto alta la guardia nel corso degli ultimi anni e ha pagato sulla propria pelle l’avallo delle politiche riformiste di Marco Biagi e la stipula del Patto per l’Italia con il governo Berlusconi. Molti dirigenti (anche a livello locale) sono sotto scorta, Bonanni lo è da sette anni. Quindi, secondo la Cisl, Prodi non può sparare nel mucchio. «Non possiamo essere noi a fare i poliziotti», ha dichiarato.
Il secondo piano della critica è più rilevante. Tre i punti cardine: il dibattito «politico» è bloccato; l’avversario si trasforma in nemico; i progetti non si traducono in nulla di concreto. Sul tema pensioni, il rinvio del tavolo con il governo a marzo è «inaccettabile», ha sottolineato Bonanni. Uno stallo che potrebbe creare terreno fertile per l’eversione.
La differente sensibilità di Angeletti rispetto al richiamo prodiano è legata all’effetto-spiazzamento generato dagli arresti. «Siamo rimasti sorpresi - ha detto - dalla vastità del fenomeno ed è quindi evidente che non siamo riusciti a capire che cosa stava succedendo nel Paese». Per questo motivo, «è necessario fare il nostro dovere e dimostrare tutti i giorni che il sindacato è l’organizzazione più democratica». Una contrapposizione netta al terrorismo, definito «il nostro principale nemico».
Una questione di forma e non di sostanza. Tanto Bonanni quanto Angeletti oggi non saranno a Vicenza per manifestare. «Non sono d’accordo con quei propositi», ha ribadito Bonanni. «La questione della pace non c’entra - ha ribadito Angeletti - perché se la base non fosse in Italia, la farebbero in Germania e noi avremmo perso centinaia di posti di lavoro».