Il premier e Pannella attaccano: «Ballarò fazioso»

Adalberto Signore

da Roma

Per ragioni diverse, certo. E soprattutto in modo diverso. Ma è pur sempre curioso che a dieci giorni dal voto, dopo anni di ammiccamenti e approcci falliti, Silvio Berlusconi e Marco Pannella si ritrovino a dire esattamente la stessa cosa. E cioè che la conduzione di Giovanni Floris a Ballarò non è stata imparziale.
A modo loro, dicevamo. Perché il premier ribadisce quasi con soddisfazione quella che considera la dimostrazione di un teorema: «Per andare in tv ho dovuto accettare uno spettacolo faziosissimo, che fra noi chiamiamo “la fossa dei leoni”, e con un conduttore di una faziosità senza pari». Mentre il leader radicale si affida a un neologismo per dire, forse con un pizzico di delusione, che quella di Floris «potrebbe essere un esempio di conduzione “santoriale”, di disonestà e parzialità nell’informazione televisiva». Sintetizza: una trasmissione «faziosa e disonesta». Che tanto non gli è piaciuta da mettere sotto fin da ieri mattina gli esperti del Centro d’ascolto radicale, incaricati di monitorare la puntata di Ballarò immagine per immagine. «Stanno visionando la registrazione - spiega - per verificare che non ci siano state irregolarità e favoritismi nell’attribuzione dei tempi e nell’uso di telecamere e microfoni». Già, perché il leader radicale è convinto che Emma Bonino sia stata penalizzata in più occasioni e seguendo una vera e propria strategia. Troppe volte le sarebbe stata tolta la parola, troppo poche, invece, le sarebbe stata restituita. Senza considerare il minutaggio complessivo (sfavorevole) e il fatto che in più di un’occasione non le sarebbe stato concesso il diritto di replica con la «scusa» della pubblicità. Pannella, però, ce l’ha pure con i microfoni, visto che quello della Bonino sarebbe stato staccato più spesso degli altri. Da qui, il monitoraggio. E alla luce dei risultati la Rosa nel pugno «deciderà se rivolgersi all’autorità garante o all’autorità giudiziaria».
Se nell’Unione i Radicali sono gli unici a puntare il dito contro Floris, quello che arriva dalla Casa delle libertà è quasi un tiro al bersaglio. E al di là di chi lo accusa genericamente di «killeraggio contro il premier», c’è anche qualcuno che prova a entrare nel merito della vicenda. Come Sandro Bondi, che punta il dito contro Raffaello Lupi, il tributarista «super partes» invitato a Ballarò per dare un giudizio sulla riforma fiscale del governo. «Saremmo curiosi di sapere - dice il coordinatore di Forza Italia - se è proprio quel professor Raffaello Lupi che è stato uno dei principali consulenti dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco». «Lo stesso Lupi - insiste - che poi è diventato presidente della società lussemburghese Bell, protagonista della scalata Telecom, sulla quale l’allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, ordinò un’indagine perché l’operazione condotta da Colaninno, Gnutti (i cosiddetti “capitani coraggiosi” di D’Alema) e l’Unipol procurava alle casse dello Stato un mancato introito di mille miliardi di vecchie lire». «Non capiamo - ironizza il vicecoordinatore azzurro Fabrizio Cicchitto - perché come consulente “super partes” non sia stato chiamato direttamente il professor Visco».
Respinge le accuse di «imparzialità» il diretto interessato, che martedì sera ha fatto il record stagionale di ascolti con 5.599.000 spettatori e il 19,42 di share (è stato il programma più visto del prime time per numero di spettatori). «Non mi sembra di essere stato fazioso - dice Floris - perché ho fatto delle domande e le domande sono tutte legittime. Fazioso è chi impedisce di rispondere. In realtà è stata una puntata lineare e alla fine sono emerse con chiarezza sia le differenze tra Bertinotti e la Bonino e sia certe difficoltà di Berlusconi».
Ed è proprio su questo punto che il premier la vede in modo diametralmente diverso. Perché - ha detto ieri ai suoi - se Floris non avesse mandato in onda la pubblicità si sarebbe potuto assistere al litigio tra la Bonino e Bertinotti. Che, spiega Berlusconi, «discutevano di comunismo e privatizzazioni». Conferma il leader del Prc: «Sono cose che ci stanno. Del resto, non è un segreto che su alcune cose tra di noi non ci sia sintonia».