Il premier: "Ecco come salverò Alitalia"

Il premier preannuncia la fine dell’emergenza: "Ci sono le idee e ci sono i soldi. Ripristino delle tratte e 90 nuovi aerei. I 5mila esuberi? A questo punto sono il male minore, i sindacati non ci fermeranno". Pronte misure per riassorbire i licenziamenti

Roma - L’odissea di Alitalia sembra avvicinarsi alla fine. È stato lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a preannunciare l’epilogo della vicenda nel corso della cena di martedì sera con i senatori del Pdl: 5mila esuberi, novanta nuovi aerei in arrivo e ripristino delle più importanti rotte internazionali.

Si tratta dei dettagli più interessanti del «piano Fenice» che l’advisor Intesa Sanpaolo sta mettendo a punto per la ex compagnia di bandiera e sul quale Palazzo Chigi e il Tesoro sono costantemente aggiornati. In particolare, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, il premier avrebbe rivelato che «i cinquemila esuberi verranno attutiti da alcune misure» come scivoli, prepensionamenti e ammortizzatori sociali. Inoltre, la presidenza del Consiglio non dispera che l’eccesso di dipendenti possa essere in qualche maniera riassorbito.

«Con Alitalia si va avanti - ha detto Berlusconi - perché si deve pensare al bene del Paese e il governo non si fermerà davanti a qualche manifestazione» anche perché «5mila esuberi, a questo punto della vicenda Alitalia, sono il male minore rispetto alla prospettiva di 20mila licenziamenti in caso di fallimento». In ogni caso, una delle premesse per la riuscita dell’operazione è una sorta di tregua con i rappresentanti dei lavoratori. «I sindacati non dovranno mettere il bastone tra le ruote, altrimenti salta tutto», avrebbe affermato il presidente del Consiglio.

Berlusconi ha voluto ricordare la sostanziale diversità della soluzione che si sta profilando rispetto alla precedente possibilità di un’intesa con Air France-Klm. Il gruppo franco-olandese, ha osservato il premier, aveva posto «condizioni inaccettabili». Ma nei confronti di Roissy è stato lasciato uno spiraglio aperto. «Ho parlato con il ministro dei Trasporti francesi - ha rivelato - e ci saranno varie sinergie con Parigi». Ipotizzabile su questo punto un riferimento a eventuali accordi con il vettore guidato da Jean-Cyril per quanto riguarda la riattivazione di quelle rotte internazionali da tempo abbandonate da Alitalia, a iniziare da nuovi scali verso la Cina.
Berlusconi ha voluto inviare un chiaro segnale di ottimismo respingendo al mittente le accuse di aver sfruttato demagogicamente l’argomento in campagna elettorale. «C’è il piano, c’è la soluzione, ci sono i soldi, tanto che ho dovuto dire molti no», ha affermato entusiasta, confermando le adesioni di alcuni imprenditori alla ricapitalizzazione di Alitalia (il coinvolgimento di Air One è implicito nel riferimento ai 90 nuovi aerei, ndr). «Certo - ha ribadito - non si potranno tenere tutti i dipendenti, ma è chiaro che questa è l’unica operazione che si può fare».

Insomma, Alitalia, se tutto funzionerà, potrà camminare con le proprie gambe. A questo proposito, Palazzo Chigi ieri pomeriggio ha smentito nuovamente le indiscrezioni di un eventuale commissariamento della compagnia nel Consiglio dei ministri del 29 agosto prossimo. Ma l’impegno personale di Berlusconi non è servito a evitare il solito rituale della cieca polemica politica.
Il segretario del Pd, Walter Veltroni, non ha nascosto il proprio pessimismo. «A fine agosto vedremo - ha affermato - ma la situazione diventa sempre più drammatica». Secondo il leader democratico, «a pagare saranno i contribuenti», che «dopo un prestito di 300 milioni si troveranno di nuovo le tasche occupate». La soluzione Air France, ha ricordato, «prevedeva 2.150 esuberi, mentre Berlusconi ha comunicato che ce ne saranno 5mila». Inoltre, all’ipotesi prospettata da Berlusconi, «fatta in camera e cucina», mancherà anche quell’accordo internazionale di cui la compagnia avrebbe bisogno per il rilancio. Obiezione che consente al Pd di rinsaldare l’asse con la Cgil di Guglielmo Epifani secondo il quale «qualunque azione di rilancio della compagnia, non può prescindere da un piano industriale serio e da un’alleanza con un grande vettore».

«Chiederemo al governo di riferire in aula», ha annunciato il capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, firmataria insieme ad altri 70 colleghi di una lettera al premier nella quale si lamenta l’asimmetria informativa nei confronti del Parlamento.

Contestualmente alla Camera, Michele Vietti dell’Udc ha chiesto all’esecutivo di presentarsi «tempestivamente per dire cosa intenda fare su Alitalia». Richiesta accolta dal presidente Gianfranco Fini. Per una volta, però, la politica politicante è un passo indietro rispetto ai tempi più veloci della finanza.