Il «premier enfant» non arriva. Ma forse è già nato

Giunta al sessantesimo mese di gravidanza, pare che Carla Bruni abbia promesso a se stessa di non farlo più. A costo di non farlo più per davvero, facendo andare in bianco, e lasciando con un palmo di naso un marito che quando sente la parola «palmo» già si imbizzarrisce e gli si affinano, sbiancandosi, le ventole del presidenziale, permalosissimo naso.
«Una gravidanza tutta rinunce. Carlà ne ha abbastanza», titolava ormai non si sa più quanto tempo fa l’edizione on line di Marie Claire. Mentre a Le Parisien, in una altrettanto lontana stagione in cui questa sembrava una gravidanza come tante altre, magica e banale come sono tutte le gravidanze di questo mondo, lei stessa, madame Carlà, confidò piuttosto irritata: «Francamente non ne posso più. Devo restare sdraiata o seduta tutto il tempo, non posso né fumare né bere vino. Non vedo l’ora che finisca». Non pronunciò la parola «incubo», ma poco ci mancò. Insomma, una vita di sacrifici e di rinunce, e un esito che ormai comincia a incuriosire tutte le scuole di ginecologia e ostetricia del pianeta.
Partita con l’idea, in sé lusinghiera non meno che coraggiosa (visto che a dicembre saranno 44 anni ancorchè ben portati) di dare un fratellino ad Aurélien, nato nel 2001 dalla sua relazione con l’ex compagno Raphael Enthoven, Carlà sembra aver smarrito il filo strada facendo, dimenticandosi come si fa a farlo, un figlio. A meno che...
Gli allarmi, i preparativi, le vigilie e le antivigilie si sono già tutte consumate. Schiere di flic, armati di auricolare e ricetrasmittente, hanno eretto per settimane un muro nero, nero come i loro giubbotti, davanti all’ingresso della fantastica superclinica per ricchi dove l’evento è ormai più atteso di quanto non lo sia stato, nei secoli, la nascita di qualsivoglia Infanta di Spagna. Si cominciò a filare il filo dell’ansia assai prima della vendemmia, quando monsieur Paul Sarkozy, suocero di Carlà, propalò avventurosamente la data del 3 ottobre come quella del giorno fatidico.
Da allora, per gli abitanti di rue Nicolò, anche se non sono stati costretti a passare la più parte del tempo sdraiati o seduti, è stato un incubo. Giornalisti, fotografi, operatori, capannelli di curiosi, nastro bianco e rosso steso da qui a là, e divieto assoluto di parcheggio, e carri attrezzi pronti a inganasciare e a ghermire le automobili degli sprovveduti e degli arroganti. Passato il 3, il 4 e poi anche il 5 ottobre, si capì che si era trattato di un falso e forse procurato allarme. Pochi giorni di tregua, ed eccoci a domenica 9 ottobre, quella delle cruciali primarie del Partito socialista. Doveva nascere quel giorno, ma per non dare ombra ai rivali del marito, l’«enfant» decise di soprassedere. Si arrivò così, in un crescendo di noia e di fragoroso disinteresse, alla data del 12 ottobre, quando un’agenzia dell’Ansa da Parigi, il periodare concitato da ventiquattresima ora, diede a intendere che la andava a ore. Così fino a ieri sera, quando gli occhi dei francesi erano appuntati sul ballottaggio tra François Hollande e Martine Aubry per la corsa all’Eliseo l’anno prossimo.
A meno che... A meno che il bambino non sia già nato, e che la signora Bruni, obbedendo a una incoercibile, storica riservatezza, o a uno sfrenato snobismo, non abbia partorito da un’altra parte, gabbando fotografi e cronisti, e aspetti di sfoggiare se stessa e il Delfino a cose fatte, giusto per «impallare» il rivale del marito, che essendo scialbo e incolore come uno Scilipoti, finirà per scomparire anche dagli strapuntini dei giornali.