Il premier garantisce: «Il governo non intende fare processi a Fazio»

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Francesco Casaccia

da Roma

Nessun processo a nessuno. Sulla vicenda delle intercettazioni telefoniche del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, interviene direttamente il premier, Silvio Berlusconi, che assicura come nel governo non ci sia alcuna intenzione di fare processi a chicchessia. Anche la Lega, attraverso il ministro del Welfare, Roberto Maroni, è contraria a giudizi sommari su Fazio. Questo non toglie, però, che il Carroccio sia favorevole al mandato a termine del governatore. E proprio una mozione bipartisan impegna il governo a valutare la possibilità di inserire nella riforma sul risparmio una norma per limitare la durata della carica del governatore di Bankitalia.
Durante una pausa dei lavori alla Camera sulla conversione in legge del decreto per le misure antiterrorismo, Berlusconi parla del caso Fazio. E dice: «Nessuno nel governo ha mai avuto o avrà l’intenzione di fare processi a chicchessia. Tanto meno al governatore della Banca d’Italia». Di conseguenza, il consiglio dei ministri del prossimo 3 agosto non si trasformerà in un processo politico contro Fazio. Anche perché, in questo caso, la Lega abbandonerà la riunione. Maroni, infatti, spiega che «non può esserci un processo politico contro il governatore anche perché il vero obiettivo di quanto sta accadendo non è lui, ma ciò che sta accadendo dentro e, cioè, la volontà degli intoccabili della finanza di schiacciare come se fosse un criminale chiunque alzi la testa e provi a entrare nei loro salotti buoni». Secondo Maroni, c’è «un paradosso creato con l’intervento della procura che, fatto per tutelare il mercato finanziario, ha invece creato un vero e proprio market abuse».
Insomma, il ministro sente odore di bruciato perché dopo il caso Cirio e Parmalat nessuno ha fatto nulla contro Fazio mentre ora «gli viene riservato questo comportamento e viene massacrato. Il mirino è puntato su chi c’è dietro, sui banchieri come Fiorani, non omogenei ai santuari della finanza, o sulle operazioni come la scalata a Rcs, che spaventa molto». In ogni caso, Maroni assicura che la Lega «non è contraria al mandato a termine. Io personalmente - aggiunge - sono contro le monarchie assolute e quando una persona rimane in carica a vita, fatta eccezione per il Papa, questo non va bene». E il sottosegretario della Lega al Welfare, Alberto Brambilla, ammette che forse sulla vicenda Antonveneta «non c’è stata imparzialità ma - aggiunge - se non ci fosse stato Fazio il sistema italiano sarebbe in mano straniera. Se avessimo lasciato mercato e frontiere libere, forse oggi avremmo il 52% del credito, com’è per la grande distribuzione, in mano a gruppi stranieri. Mi chiedo: gli italiani hanno tratto benefici da questa concorrenza?».
Proprio la richiesta di fissare un termine per la carica del governatore di Bankitalia è al centro di una mozione bipartisan presentata alla Camera. Tra i firmatari figurano il presidente Udc della commissione attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, il relatore della legge sul risparmio, Stefano Saglia (An) e l’ex relatore dello stesso provvedimento, Sergio Gambini (Ds). La mozione chiede al governo di intervenire sull’assetto della Banca d’Italia e sulla sua struttura organizzativa. Ma, soprattutto, si chiede che vengano definiti limiti alla durata della carica del governatore e di rivedere le competenze che le sono attribuite in materia di concorrenza bancaria. Nel documento, infatti, si legge come «l’autorevolezza della Banca d’Italia e la stima di cui essa ha sempre goduto presso gli operatori interni e internazionali costituiscono un patrimonio dell’intera nazione, che non deve essere dissipato nè messo a rischio». Ecco perché «appare opportuno rimeditare alcune decisioni», assunte durante l’esame del progetto di legge sulla tutela del risparmio. In particolare, il governo valuti «le diverse possibilità di carattere normativo» riguardo la struttura organizzativa di Bankitalia, «considerando anche la necessità di determinare limiti alla durata della carica del governatore e per rivedere le competenze sulla concorrenza bancaria».