«Il premier ha toccato il fondo»

«Strada usato e scaricato: Prodi è stato indegno Cade l’illusione di fare la guerra negandola a parole»

Roma - L’eco della crisi diplomatica afghana, e le accuse durissime di Gino Strada a Romano Prodi («Sembra Ponzio Pilato») continuano a produrre scossoni e terremoti nella maggioranza. E in particolare dentro Rifondazione comunista dove l’ala della Sinistra critica, sempre più in rotta soprattutto per il dissenso sulle missioni, ha considerato il «tradimento» di Emergency da parte del presidente del Consiglio come l’ennesimo punto di non ritorno: «Posso dare un piccolo annuncio - spiega il leader della minoranza, Salvatore Cannavò - domenica prossima, a via dei Frentani, a Roma, faremo una manifestazione con Gino Strada in collegamento video dall’estero. Sarà il nostro modo per sentire le sue ragioni e ribadirgli la nostra solidarietà in un momento difficilissimo».
Scusi onorevole Cannavò, sembra che siate più critici del centrodestra, con il governo...
«Credo che in questa sanguinosa e triste vicenda sia definitivamente andata in fumo la pia illusione prodiana che si fa la guerra pensando, e dicendo, di fare la pace».
Cosa sta facendo l’Italia?

«La guerra, ovviamente. Ogni altra risposta suonerebbe perlomeno ipocrita».
Perché la trattativa è andata male?
«Perché non ci sono, ne ci potranno essere più trattative. Adesso, in Afghanistan, sono in vigore solo le leggi della guerra».
Perché dice «adesso»?
«Perché la Nato ha detto basta, e tutti si sono allineati, Palazzo Chigi compreso».
Chi ha sbagliato?
«Non certo Emergency, su cui ora si cerca di scaricare tutto, in un modo davvero puerile. Il governo Karzai - e anche la Nato, forse - cercano di fargli pagare la sua anomalia: quella di non essere allineata».
E il nostro governo?
«Vorrei misurare bene le parole, ma devo dire che non solo ha sbagliato, ma ha dimostrato di non avere il minimo senso di orgoglio nazionale o di dignità politica».
Deve ritirare l’ambasciatore, come chiede Strada?
«Doveva ottenere la libertà di Hanefi».
Strada ha fatto male a rivelare i dettagli del caso Torsello?
«Male ha fatto chi lo ha usato due volte e poi ha cercato di scaricarlo, negando persino di aver ricevuto il suo aiuto! Non doveva squarciarsi la nube di ipocrisia?».
Sono «irriconoscenti»?
«Indegni, direi. Prodi ha toccato il fondo su questo: capisco cosa intende Strada definendolo “Ponzio Pilato”».
E D’Alema?
«Mi pare che stia cercando di svicolare. Non me lo sarei aspettato, da lui».
E il suo partito, Rifondazione?
«Ci sono dei silenzi, persino tra noi, che pesano e stupiscono».
Lei si riferisce al suo segretario, Franco Giordano. Lo ammetta.
«Non ho visto sue dichiarazioni su Hanefi. Solo un giusta richiesta del capogruppo, Migliore, sul ritiro degli ambasciatori. Perché non impegnarsi di più?».
E questo perché secondo lei? C’è reticenza?
«Non lo so. Non ho avuto modo di parlare al segretario. Certo che trovarsi lì a sostegno di un governo che ti arresta il mediatore è incredibile».
Rifondazione si trova tra due fuochi?
«Siamo imbarazzati, lo capisco: ma questa è la migliore prova del fatto che dovevamo votare contro, come ha fatto Turigliatto al Senato, e noi alla Camera».
Lei dice: la nostra missione è a sostegno di Karzai...
«Ma certo, questa è un’altra farsa del governo».
Ovvero?
«Cercare di far passare l’intervento in Afghanistan come una sorta di missione umanitaria, svincolata da uomini e cose».
E invece?
«Se c’è una cosa su cui non ci sono proprio dubbi è il sostegno al governo Karzai. Se si legge il mandato ufficiale, infatti, si evince chiaramente che noi siamo impegnati giuridicamente e formalmente, a sostenere, con il nostro intervento, il governo Karzai».
Quindi...
«Davvero non capisco come si sia potuto creare questo pasticcio, e come si sia potuta accettare la sparizione di Hanefi, uomo di Emergency e mediatore che ha salvato la vita e non andrebbe dimenticato mai - a Daniele Mastrogiacomo».
Voi avete aderito alla manifestazione di Emergency per la sua liberazione?
«Certo. E adesso che il velo delle ambiguità si squarcia, bisogna capire che la sinistra non può più sostenere quella missione di guerra».