"Il premier incaricato è rigoroso. Non dirà sì a un governicchio"

Berlusconi: "Spero non sia vero che a sinistra stanno cercando senatori qua e là promettendo cariche". Fini: "E' impossibile una riforma condivisa, Marini rimetterà il mandato"

Roma - A sera, rientrato a via del Plebiscito dal faccia a faccia con Pier Ferdinando Casini alla Camera, Silvio Berlusconi si ferma nel cortile di Palazzo Grazioli e fa il punto su una lunga giornata che ha visto Franco Marini salire al Quirinale per un «incarico finalizzato» a verificare «le possibilità di consenso» a un governo che riscriva la legge elettorale. Bizantinismi nella mente del Cavaliere, che ribadisce di vedere come «unica strada» il voto perché sulla riforma elettorale «non ci sono ormai più margini». Questo, spiega, dirò a Marini: che «non c’è nessuna esitazione» e che «la posizione del centrodestra è unitaria». L’ex premier, però, non nasconde il timore che parallelamente all’esplorazione del presidente del Senato siano in corso «trattative ad personam nei confronti di singoli senatori» alla ricerca di una maggioranza che possa sostenere il tentativo di un governo-ponte. E spiega: «Mi hanno detto, ma spero che non sia vero, che qualcuno della sinistra sta tentando di pescare senatori qua e là promettendo cariche istituzionali, ministeri e nomine. Sarebbe una cosa inaccettabile».

Per Marini, però, Berlusconi spende solo parole di stima. «Il suo è un mandato esplorativo e dunque - spiega il Cavaliere - farà un tentativo». Vi siete già sentiti? «Non personalmente, ma chi ha parlato con lui mi ha assicurato che si è comportato in modo rigoroso e che non accetterà di guidare governi con uno o due voti presi qua e là». E pure su Giorgio Napolitano, nonostante la divergenza di vedute sulla soluzione della crisi, l’ex premier è cauto. Perché, dice, «capisco che in un momento simile senta la responsabilità davanti al Paese di fare un tentativo prima di sciogliere le Camere a meno di due anni dall’inizio della legislatura». Insomma, «si sta comportando bene» anche perché «credo che questo sia anche un tentativo di coprirsi rispetto all’altra parte». Il problema, però, è che secondo Berlusconi non esistono più le condizioni per aprire un tavolo sulla legge elettorale perché, ripete, «quando un governo e un presidente del Consiglio non hanno più la maggioranza si deve tornare a dare la parola agli elettori» anche in virtù di «una legge elettorale che obbliga a indicare il capo della coalizione che poi diventa premier». E anche la proposta di Massimo D’Alema, spiega, arriva fuori tempo massimo: «Lo capisco e capisco i suoi problemi. Ma ora è tardi per aprire alle larghe intese, doveva farlo sei mesi fa».
Nei ragionamenti del Cavaliere, dunque, alla fine Marini non ce la farà. E allora, conclude prima di imboccare il portone di Palazzo Grazioli, «ad impossibilia nemo tenetur». Come a dire che a quel punto resterà solo la strada delle urne. Sempre che, è il suo unico vero timore, parallelamente all’esplorazione di Marini non si muovano forti pressioni su quei senatori che l’Unione potrebbe recuperare.
Perplessità che seppure in maniera più cauta il Cavaliere ribadisce anche a Francesco Cossiga durante un lungo incontro a Palazzo Grazioli. L’ex presidente della Repubblica, infatti, cerca di verificare se ci siano margini di trattativa con Marini. Un tentativo che si arena davanti alla ferrea determinazione di Berlusconi a tornare subito alle urne. Possibilmente - avrebbe auspicato l’ex premier - con Prodi a Palazzo Chigi, visto che la sua presenza offrirebbe al centrodestra un’efficace arma per la campagna elettorale.

Ma la giornata di ieri è anche quella del lungo faccia a faccia con Casini. Che, spiega il Cavaliere, «è andato bene» perché «ci siamo trovati d’accordo». Ed è stato l’ex presidente della Camera, racconta mostrando il comunicato, a volere la nota congiunta in cui Forza Italia e Udc si dicono d’accordo nel dare vita a «una legislatura costituente per le riforme». «Si dovrà non solo migliorare la legge elettorale - si legge nel documento - ma anche il federalismo, riequilibrare i rapporti tra governo e Parlamento, fra potere giudiziario e legislativo». Insomma, l’auspicio di entrambi è di realizzare le «riforme costituzionali necessarie al Paese» insieme all’altra parte politica. Toni distensivi nei confronti del centrosinistra, dunque. Tanto che in serata Casini auspica che «nella prossima legislatura le presidenze delle Camere siano divise tra maggioranza e opposizione». Apertura che però non può che riguardare lo scenario post elettorale perché anche il leader dell’Udc resta convinto che gli spazi di Marini siano «molto stretti». Un punto su cui Gianfranco Fini è anche più netto. «Marini - dice il leader di An - verificherà rapidamente l’insussistenza di qualsiasi possibilità di varare una legge elettorale largamente condivisa, rimetterà il mandato e calerà il sipario». Concetto che, seppure in modo più colorito, ribadisce pure Umberto Bossi: «Meno male che Napolitano ha dato solo un mandato esplorativo, perché qui stanno comunque cercando di far passare il tempo. Ma ora è il momento di dire basta ai giochi di prestigio».