Il premier libanese dà i numeri della guerra «Novecento vittime e un milione di sfollati»

Aggiornata anche l’entità dei danni che tocca i due miliardi e mezzo di dollari. Dimezzato il bilancio dei morti a Cana

da Beirut

Il bilancio delle vittime in Libano in tre settimane di offensiva israeliana contro i guerriglieri Hezbollah ha raggiunto la cifra di 900 morti, ha detto ieri il premier libanese Fuad Siniora, mentre i caccia israeliani sono tornati a bombardare Beirut, oltre che numerosi villaggi del Sud e della valle della Bekaa. Il numero dei feriti è di oltre 3.000 e quello degli sfollati ha raggiunto il milione, un quarto dell’intera popolazione del Libano, ha aggiunto il premier libanese. La situazione umanitaria «è sempre più inquietante, al limite del disastro», ha affermato il ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy nell’apprendere il nuovo bilancio diffuso da Beirut. La cosa più grave, secondo Douste-Blazy, è che i bambini sono oltre un terzo delle vittime e quasi la metà degli sfollati.
Aggiornato al rialzo anche il bilancio dei danni, che secondo fonti ufficiali ammontano ormai a circa 2,5 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra elaborata dal Cdr, l’authority dello Stato libanese che sin da dopo la guerra civile (1975-1990) ha gestito i finanziamenti e i lavori relativi alle grandi opere di ricostruzione del Paese. La nuova ricostruzione richiederà almeno due anni, ha detto Fadel Chalak, presidente del Cdr, precisando che il bilancio riguarda solo i danni materiali e non tiene conto dei mancati guadagni per l’economia nazionale.
Scende intanto il bilancio della strage di Cana: i morti confermati per il bombardamento israeliano del 30 luglio nella cittadina libanese sono 28 e non 52, secondo quanto riferiscono i responsabili dell’ospedale pubblico di Tiro, dove sono state trasportate tutte le vittime. «Posso confermare che nel nostro obitorio ci sono 28 cadaveri, tra cui quelli di 16 bambini. Tutti i corpi sono stati recuperati da sotto le macerie», ha detto il portavoce dell’ospedale. Le forze armate israeliane hanno pubblicato ieri il rapporto conclusivo sull’inchiesta interna sul bombardamento di Cana. Tsahal ha ammesso di aver colpito la palazzina di tre piani, ma ha sottolineato che si è trattato di un errore: i militari non sapevano che l’edificio era abitato da rifugiati. In base alle informazioni ricevute, è scritto nel rapporto, l’esercito «riteneva che il palazzo non fosse abitato da civili e che fosse invece usato come nascondiglio dai miliziani di Hezbollah». «L’attacco non sarebbe stato effettuato», è la conclusione del rapporto, se le forze israeliane avessero saputo che vi erano civili.
Israele ha fatto anche un bilancio dei costi del conflitto: ogni settimana di guerra in Libano costa fra 750 milioni e 1,1 miliardi di shekels (fra 150 e 200 milioni di euro). La stima è stata elaborata dal governatore della Banca centrale dello Stato ebraico, Stanley Fischer, il quale ha affermato che, nonostante la guerra, Israele dovrebbe concludere il 2006 con un deficit di bilancio non superiore al 2% del Pil, al di sotto dell’obiettivo indicato dal governo del 3%. Il governatore ha aggiunto che uno dei segreti per la stabilità economica in un periodo di guerra è la garanzia che il governo, il ministero delle Finanze e la Banca centrale rispettino gli obiettivi di bilancio.