Il premier nel mirino della sinistra: 4 anni di attacchi, offesa per offesa

Gli insulti di esponenti dell’opposizione raccolti in un volume di 270 pagine

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

L’idea venne a Silvio Berlusconi un paio di anni fa: perché non raccogliere tutti gli insulti ricevuti dagli oppositori (politici, giornalisti, magistrati, intellettuali) e lasciarli a futura memoria? Ora il copioso raccolto è stato completato e da oggi arriva in libreria. S’intitola Berlusconi ti odio (Mondadori, 274 pp., 14 euro, prefazione di Paolo Guzzanti) e contiene «le offese della sinistra al premier pubblicate dall’agenzia Ansa».
A tradurre l’idea del premier in quasi trecento pagine di contumelie è stato Luca D’Alessandro, giornalista e capufficio stampa di Forza Italia, che racconta nell’introduzione: «Ciò che per lavoro io leggevo giorno per giorno sulle agenzie di stampa, si trasformò nel progetto di costruire pian piano una piccola antologia, partendo da quel 13 maggio 2001 che ha rappresentato l’esordio di un’esponenziale recrudescenza nel livore degli esponenti della sinistra».
L’infaticabile curatore del volume ha compiuto «un vero e proprio viaggio nella foresta amazzonica delle agenzie di stampa. Usando come parola chiave “Berlusconi”, ho visionato oltre centomila lanci di agenzia».
Selezione dopo selezione, ecco l’antologia di insulti al Cavaliere, rigorosamente datati e sistemati per autore in ordine alfabetico, da Angius Gavino capogruppo Ds al Senato («rozzo», «irresponsabile», «intollerante», «volgare», «immorale», «ci risparmi le sue stupidaggini», «ridicolo», «delirio disperato e perverso», «ripugnante», «non pratico di questioni democratiche», «sola» alla romana, «populista che se ne frega dei cittadini») a Zaccaria Roberto ex presidente della Rai e attuale deputato della Margherita («O Berlusconi è pazzo, insano di mente, e allora è un fatto estremamente pericoloso per il Paese avere un presidente del Consiglio che non ragiona, o non è pazzo, e allora è ancora più pericoloso, perché vuol dire che il disegno eversivo è nitido»).
In appendice, il libro propone una collezione di titoli dell’Unità e una sezione di «varie», che comprende appelli, raccolte di firme, slogan, cartelli, sms. Tutti naturalmente antiberlusconiani. Uno per esempio: «Berlusconi facci sognare: parti per la guerra e non tornare», striscione comparso in una manifestazione contro la guerra in Irak.
A differenza dei tanti libri pubblicati in questi anni su Berlusconi (dalla raccolta di barzellette a quella delle inchieste giudiziarie), questa volta il premier non è il protagonista e, per quanto citato o evocato in ogni pagina, non sta al centro della scena. In quanto vittima, lascia la ribalta ai veri protagonisti, i denigratori.
Una lista di novanta attori del teatrino politico, in cui compaiono ex presidenti della Repubblica (Oscar Luigi Scalfaro), premi Nobel (Dario Fo), professori girotondini (Francesco «Pancho» Pardi e Paul Ginsborg), segretari di partito (da Fassino a Bertinotti). Ma soprattutto peones, ovvero parlamentari non altrimenti noti, che di volta in volta chiamano gli italiani alla mobilitazione di piazza o alzano barricate verbali contro il «regime». Per dire, Angelo Bonelli, coordinatore dell’esecutivo nazionale dei Verdi: «Berlusconi è come i talebani: non c’è differenza tra chi demolisce i Buddha e chi invece distrugge l’ambiente sanando abusi in aree protette» (14 ottobre 2004).
L’esito dell’antologia, tra insulti veri e altri troppo apocalittici per sembrare tali, è uno spaccato del bla bla della Seconda Repubblica. Visto da destra, è la prova documentale dell’accanimento antiberlusconiano. Letto da sinistra, è un catalogo della militanza resistenziale al regime plutotelevisivo del Cavaliere nero. Teatrino, appunto.