Il premier promuove Sircana: sarà l’unica voce del governo

Appena dimesso dall’ospedale lo speaker dell’esecutivo torna al lavoro: passeggia col Professore, ostenta sicurezza e tranquillità Ma soltanto un senatore verde gli fa gli auguri

Roma - The show must go on, non è forse la regola anche in politica? Dunque è all’insegna della normalità più tranquilla e scontata, forse con accenti troppo rimarcati, che s’è dipanata ieri la giornata pubblica di Silvio Sircana. Più che il giorno dopo la tempesta, l’ostentazione che una tempesta non c’è stata, solo rumori e boatos ormai dissolti. Tant’è che proprio ieri mattina il premier ha nominato Sircana portavoce unico ed esclusivo dell’intero esecutivo. Il messaggio dovrebbe risuonare rassicurante: non è successo nulla e si va avanti, anzi diamo attuazione all’11° punto del programma di governo.
Uscito dal policlinico Gemelli la sera prima, di buon mattino Sircana era nel suo ufficio a Palazzo Chigi. Poco più in là, nel gran salone del governo, Romano Prodi dava il via al Consiglio dei ministri commemorando la strage di via Fani, 16 marzo di 29 anni fa, per poi affrontar subito il primo punto all’ordine del giorno, comunicando appunto di aver firmato il Dpcm (decreto del presidente del Consiglio) di nomina «dell’onorevole Silvio Sircana a portavoce unico dell’Esecutivo». Nessuno ha battuto ciglio. Anzi, quando all’uscita è stato interpellato Clemente Mastella, putacaso si fosse registrato un qualche storcer di naso oppure tutti giulivi e approvanti, il Guardasigilli ha risposto mostrandosi stupito: «Assolutamente sì. Non vedo perché non avremmo dovuto essere compatti».
Dicono che sia stato Prodi in prima persona a imporre con determinazione l’obliterazione dell’affaire, quasi la corsa del tram fosse durata già troppo, accelerandone l’archiviazione col decreto che promuove Sircana da portavoce del premier a unico interprete per i media di ogni messaggio governativo. Perché convinto che il vero obiettivo dell’«attacco» fosse la sua persona, più che il suo uomo-immagine. Dunque ecco l’ordine forte di stringersi a coorte, guai a chi tentenna, se appena annunciato il decreto il premier ha persino sferzato i suoi ministri perché pur dopo la crisi e nonostante i richiami all’ordine, «sui giornali compaiono voci dissonanti», amici miei «serve maggiore coesione e invece resistono troppi personalismi». Meno male che c’è Sircana adesso, più forte e più bravo che pria. Il Consiglio dei ministri non era ancora terminato, e il nuovo portavoce unico è lestamente entrato nell’esercizio delle sue funzioni. C’è da pensare a Daniele Mastrogiacomo, il giornalista rapito dai talebani in Afghanistan il cui destino si va facendo cupo, dunque il ministro degli Esteri doveva tenere almeno un briefing, per quanto rapido. E nella sala stampa al pianterreno di Palazzo Chigi, a presentar Massimo D’Alema ha provveduto appunto Sircana.
Ma bastano i riti di palazzo per rassicurare il popolo sovrano che tutto va bene, non è successo nulla e tranquilli, non prevalebunt? No, per i fiori e gli applausi lo spettacolo impone la passerella, dunque Prodi e Sircana son dovuti scendere in strada. Una passeggiata stralunata, Sircana ancora pallido e col sorriso forzato, il prof che lo teneva imperioso a braccetto mostrandosi esageratamente gioviale, allegro e sin troppo sicuro. C’era anche, in maniche di camicia, il capo segreteria del premier Daniele De Giovanni, e l’intera scorta di polizia. Sono usciti da Palazzo Chigi alle 15, diretti verso il Pantheon. Giornalisti e telecamere avvertiti, ovviamente. Ma quando i cronisti si sono avvicinati, Prodi ha tentato la battuta, ghignando: «Siete i soliti rompiscatole». Voleva sembrare una passeggiata rilassante, e meno male che in Piazza di Pietra c’era Fabiano Fabiani, forse casualmente o forse no, e con l’ex manager Iri il premier ha potuto scambiare un abbraccio e due chiacchiere. Saluti ai bambini, qualche foto col cellulare, e lesto rientro a palazzo, con la certezza (?) di aver chiuso l’affaire.
C’è però una nota stridente, che incrina il calice levato da Palazzo Chigi. Perché la promozione di Sircana o è un fatto scontato e normale, dunque non richiede plausi né approvazioni, oppure è un atto forzato che ne sottintende un altro di maggior peso, e allora avrebbe bisogno di un coro di sostegno dall’intero centrosinistra. Invece, soltanto Manuela Palermi, capogruppo dei senatori verdi e comunisti, ha pubblicamente fatto i «più affettuosi auguri di buon lavoro» al portavoce unico. Troppo, o troppo poco.