Il premier proroga il fratello: poltrona confermata al Cnr

Il ministro Mussi aveva promesso una legge "per favorire i giovani". Ma si è bloccato tutto

Roma - «I concorsi meritocratici potrebbero rappresentare un evento importante per rivitalizzare la ricerca italiana, immettendo nel sistema i migliori giovani talenti e abbassando l’età media dei ricercatori, oggi estremamente elevata». La lunga citazione è stata estrapolata da un documento elaborato nello scorso luglio dall’Accademia dei Lincei su richiesta del ministro dell'Università, Fabio Mussi.
L’esponente diessino ha definito lo spoil system politico nel campo della scienza «figlio della miseria culturale» e, a più riprese, ha annunciato «una legge che incentiverà le università per favorire l’ingresso dei giovani». Nel decreto legge «milleproroghe» di fine anno, però, al comma 5 dell’articolo 1 si stabilisce che «in attesa del riordino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) i direttori degli istituti restano in carica fino al 30 giugno 2007» e che «fino a tale data sono sospese le procedure concorsuali destinate al rinnovo dei suddetti incarichi». Insomma, il ministro ha momentaneamente stoppato il «largo ai giovani».
Un’interrogazione urgente al presidente del Consiglio e ai ministri Mussi e Nicolais del senatore di Forza Italia, Gaetano Quagliariello, ha messo in evidenza ulteriori incongruenze contenute nel provvedimento. In primo luogo, tra i direttori di istituto confermati c’è anche Franco Prodi, studioso di fisica dell’atmosfera e fratello del premier. Le deliberazioni contenute nel decreto sono state prese nell’ambito del Consiglio dei ministri del 22 dicembre presieduto da Romano Prodi.
Forse si sarà trattato di una disattenzione, ma il primo ministro, secondo quanto si legge nell’interpellanza, non ha rispettato la legge 215 del 2004 che regola il conflitto di interessi in quanto ha partecipato a una votazione con «un’incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate». E il rapporto di fratellanza ricade in questa fattispecie. Considerato che l’integrazione del compenso spettante ai direttori di istituto del Cnr incide sul patrimonio del professor Franco Prodi, il decreto votato in Consiglio dal fratello si configurerebbe come un atto deliberato in situazione di conflitto di interessi.
Ma sull’applicazione della legge vigila l’Antitrust che nel dicembre 2005 su esposto presentato dai capigruppo dell'Unione alla Camera (tra i quali il diessino Luciano Violante) aprì un’indagine sui contributi per i decoder per il digitale terrestre previsti dalla Finanziaria 2006 del governo Berlusconi perché potenzialmente favorevoli alla Solari.com di Paolo Berlusconi (editore del Giornale tramite la Società Europea di Edizioni). Istruttoria conclusa nel maggio 2006 senza che si ravvisasse danno alla concorrenza.
Ma sono i risvolti amministrativi delle previsioni del decreto a lasciare meno spazio all’interpretazione. I bandi di concorso per i direttori di istituto (364.9 e 364.11 del 2006) del Cnr sono stati emanati in base alla riforma dell’ente dell’ex ministro Letizia Moratti: vincolo sul tempo pieno, limite di età a 67 anni (a questo proposito va ricordato che Franco Prodi è nato nel 1941) e incompatibilità con altre funzioni. Insomma, una riforma che avrebbe dovuto dare qualche chance in più ai giovani e che in base ai buoni risultati finanziari del Cnr nel 2004 e nel 2005, sanciti dalla Corte dei Conti, avrebbe dovuto essere attuata.
Quell’«in attesa del riordino del Cnr» contenuto nel decreto, invece, lascia presagire che il ministro Mussi intenda procedere a una riforma della riforma. Ecco perché i concorsi sono stati bloccati con buona pace dei giovani. Bisogna ricordare che alcuni direttori di istituto, tra i quali il professor Franco Prodi, avevano già presentato ricorso al Tar contro i bandi perché la loro riconferma avrebbe dovuto essere automatica. Quindi, per ora, tutto al Cnr rimarrà com’è: su 107 direttori di istituto solo 14 hanno meno di 55 anni e 16 sono al loro posto da più di 20 anni. I giovani possono aspettare.