Il premier prova a far ridere: «Sono già a casa. E sto bene»

Prodi da Bologna: nessuna bugia, ho mantenuto le promesse. Fassino: «Il solito Berlusconi...» Diliberto: irrispettoso su Napolitano

da Roma

Alla manifestazione di piazza contro la Finanziaria organizzata dalla Casa delle libertà e alle provocazioni Silvio Berlusconi, Romano Prodi ha reagito inizialmente con noncuranza: «Io sono già a casa, e sto benissimo», rispondeva in mattinata da Bologna dopo che, a 150 chilometri di distanza, il leader della Cdl aveva invitato «a mandare a casa» il «grande bugiardo». Ma dopo una giornata di bombardamenti incrociati tra i due Poli, in serata, difendendo la manovra dopo la bocciatura definitiva di Luca Cordero di Montezemolo e, allo stesso tempo, rispondendo alla sfida di Berlusconi, Prodi ha rivendicato: «Questo non è dire bugie, ma mantenere le promesse».
In piazza è scesa «una destra ribellista e populista», criticava intanto il segretario dei Ds Piero Fassino. Un’offensiva, la sua e quella di altri esponenti dell’Ulivo, simile a quella portata quando l’attuale maggioranza era minoranza, e Berlusconi il premier. Da Fassino ieri è partito un attacco mirato al leader della Cdl che, «quando parla a braccio, viene fuori quello di sempre, quello che conosciamo». Aggressivo contro «una destra talmente intrisa di populismo e di antistatalismo che si sta spaccando», il segretario della Quercia si è detto convinto che la Cdl è un progetto politico «in parte crisi».
Vicenza è «uno dei tanti palcoscenici da cui Berlusconi ama prodursi», ha sbeffeggiato l’ex presidente del Consiglio la capogruppo dell’Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro. E così, se la piazza di Vicenza nella manifestazione contro la Finanziaria non è criticabile perché manifestare «è un diritto legittimo e democratico», come chiarisce il viceministro per il Mezzogiorno Sergio D’Antoni, lo è invece, su tutta la linea, il leader dell’opposizione. Il responsabile economia dei ds Antonello Cabras ammette che «siamo gli ultimi a dover criticare una manifestazione di piazza». Ma se in testa alla folla c’è Berlusconi che parla, allora la sferzata politica è legittima: «Semmai sono da respingere gli insulti, la demagogia spicciola e gli argomenti adoperati da Berlusconi». «L’unico bugiardo» è dunque, secondo Cabras proprio l’ex premier, «se confrontiamo cosa in realtà sarebbe stato il Bilancio del 2006 e ancor peggio del 2007 senza le correzioni apportate dal governo Prodi con i provvedimenti di luglio e con la Finanziaria all’esame del Parlamento».
L’assenza di Pierferdinando Casini, i fischi all’inno di Mameli e la battuta di Berlusconi sul presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sono stati l’oggetto delle critiche più dure della maggioranza al leader della Cdl. Con Rifondazione che sembra lanciare addirittura una proposta di dialogo a settori dell’Udc: l’assenza a Vicenza di pezzi del partito di Casini è, secondo il segretario di Rifondazione Franco Giordano, «un segno di articolazione di posizioni e del fatto che c’è un fronte di interlocuzione democratica possibile».
Berlusconi ha manifestato «in modo sguaiato e un po’ disperato», è stato il commento del leader dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto: «È evidente che l’unica chance che gli resta è quella di votare subito, perché anche a destra gli hanno spiegato che non è più lui il capo». Secondo il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli «la manifestazione della Cdl è stata solo un pretesto per ribadire la traballante leadership di Berlusconi», che ha dimostrato «scarsissimo senso delle istituzioni e dello Stato» nel suo passaggio su Napolitano, critica ancora Bonelli, e la Lega «torna a mostrare il suo vero volto, quello sfascista». I ministri di Prodi hanno seguito la linea del premier. Della protesta di Vicenza il ministro dell’Interno Giuliano Amato chiarisce di non sapere «nulla, anch’io ero a casa», mentre sui fischi, condannati dai leader politici di centrodestra presenti alla manifestazione, non ha infierito: «L’ho trovato assolutamente sgradevole ma non so chi è stato. A volte può essere uno scalmanato».