Il premier punta sulle riforme: federalismo dopo le Regionali

RomaGli occhi sono puntati sulla campagna elettorale e sul voto di fine marzo che sarà inevitabilmente uno spartiacque della legislatura. Nei tre anni successivi, infatti, non sono previste elezioni e almeno sotto questo aspetto la stabilità del governo non è in discussione. Silvio Berlusconi, però, sa bene che la bufera giudiziaria di queste settimane rischia di condizionare l’attività dell’esecutivo ed è deciso a rilanciare appena scavallato l’appuntamento elettorale. Così, a Palazzo Grazioli già si ragiona sulla strategia post voto, con il Cavaliere intenzionato a lanciare una nuova stagione di riforme.
Un’azione che il premier vuole portare avanti in tandem con la Lega, puntando proprio su quelle riforme care al Carroccio: federalismo istituzionale (senato federale, premierato forte e riduzione del numero dei parlamentari) e federalismo fiscale (con il via libera ai decreti delegati). D’altra parte, spiega un parlamentare di casa a via del Plebiscito come Piero Testoni, «i prossimi tre anni saranno determinanti per la legislatura» ed è giusto ragionare su «una strategia di sistema». Ed è quello che Berlusconi ha iniziato a fare nelle ultime settimane, ben cosciente che se non ci sarà un’accelerazione netta nell’azione di governo si presterà sempre più il fianco alle varie Cassandre. Sarà un caso, ma proprio ieri Il Mattinale - il bollettino commentato dei fatti del giorno destinato al premier - ironizzava su Luca Cordero di Montezemolo. «Provoca un sorriso un po’ amaro - si legge nell’appunto preparato ogni mattina a Palazzo Grazioli - ascoltare il presidente della Fiat ed ex presidente di Confindustria dare la colpa della corruzione “alle mancate riforme” proprio mentre la Direzione distrettuale antimafia ordina l’arresto di una sfilza di imprenditori di successo, e dispone il commissariamento di aziende fiore all’occhiello della telefonia e delle comunicazioni». Come a dire che sarebbe bene che ognuno guardasse in casa sua.
Per questo con Umberto Bossi e Roberto Calderoli il nodo riforme è stato già affrontato. Anche perché nessuno dubita del successo elettorale della Lega, che in Veneto è destinata a scavalcare il Pdl in quanto a numero di voti. Per dirla con le parole del candidato governatore Luca Zaia, «non ho specchietti retrovisori abbastanza grandi per vedere quanto ci sono dietro». In Lombardia non ci sarà il sorpasso, ma il Carroccio è comunque dato in grande crescita, come pure in Piemonte dove Roberto Cota è testa a testa con Mercedes Bresso. Anche se alla fine non dovesse spuntarla, è chiaro che la sua candidatura farà da traino alla Lega.
E a dimostrazione di quanto sia saldo il rapporto tra Bossi e Berlusconi non c’è solo la cena della scorsa settimana al ristorante Le quattro colonne, vicino a piazza Navona. Un incontro nato per caso, durante il quale il Cavaliere si è intrattenuto una mezz’ora buona con il Senatùr, Zaia e Cota. Ma pure il fatto che il premier, nonostante l’incalzare del Carroccio al Nord, ha deciso di appoggiare senza esitazione la corsa di Cota in Piemonte. Tanto che proprio oggi sarà a Torino per una conferenza stampa e una cena elettorale, proprio in quel Lingotto dove nel 2007 Walter Veltroni lanciò la sua candidatura a leader del Pd. D’altra parte, proprio il Piemonte rischia di essere un tassello chiave della tornata elettorale. Che parte dall’11 a 2 a favore del Pd di cinque anni fa e che con ogni probabilità vedrà il centrodestra strappare Lazio, Campania e Calabria. Oltre a Lombardia e Veneto, già a guida Pdl-Lega. Cinque regioni su 13, dunque. Tre in più del 2005. Se ci fosse anche il Piemonte il bilancio sarebbe di +4, con una lista di regioni che rappresentano oltre il 60% della popolazione italiana. A quel punto - proprio partendo dall’asse con il Carroccio nel Nord - la strada sarebbe quella di passare all’attuazione del federalismo fiscale e istituzionale.