Il premier: «Raitre mi fa la guerra e il garante tace e fa politica»

Luca Telese

da Roma

Un commento netto, duro, inequivocabile: «L'Authority per le telecomunicazioni non è più un organo di garanzia, ma è diventato un organo di battaglia politica». Non è ancora l’una, quando ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi risponde così alla decisione dell’Authority delle Telecomunicazioni, con cui si sanziona - tra gli altri - Mediaset, e sopratutto si decide di multare Liberitutti la trasmissione di Rete4 condotta da Irene Pivetti. Il Cavaliere distilla parole di fuoco, per opporsi al giudizio che imputa al canale Mediaset la violazione della par condicio: «È veramente uno scandalo - osserva il premier - che l'Authority non abbia detto nulla nei confronti di Raitre, che è una autentica macchina da guerra contro gli avversari politici. È scandaloso che ci sia questa situazione e che poi si prendano iniziative come questa, assolutamente ingiustificate. È un'iniziativa politica, altro che Authority... Non è più un organo di garanzia - rincara la dose nel suo affondo Berlusconi - ma è diventato un organo di battaglia politica». Infine l’ultima osservazione sul giudizio: «La commissione che ha proceduto a questo atto nei confronti di un'azienda televisiva era composta da cinque persone, due e due e il presidente ha votato con le due persone che erano d'accordo con il provvedimento. C'è stato evidentemente un intervento che ha influenzato il presidente che si è comportato a questo modo. Ho delle mie informazioni molto precise a riguardo».
E poche ore dopo, in serata, arriva anche la replica del presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, che consegna ai giornalisti un giudizio articolato: «Rispetto le decisioni della par condicio anche quando non le condivido». Casini interviene nel corso della registrazione del programma di Anna La Rosa Alice - andata in onda ieri sera. Sul tema delle pari condizioni nelle apparizioni tv, il presidente dell’Udc aggiunge il suo distinguo: «Sapete che ho un'opinione diversa da quella del presidente del Consiglio. Lui mi ha rimproverato che non l'ho voluta cambiare - osserva Casini - io gli ho risposto che per me era un merito non averla modificata». Così, soprattutto dopo questi pronunciamenti, infuria il dibattito tra i poli. E anche il presidente dei Ds Massimo D'Alema interviene sul pronunciamento: «L'Authority per le telecomunicazioni l'ha nominata Berlusconi - afferma il leader della Quercia - quindi evidentemente saranno delle autocritiche, una volta tanto. L'Autorità delle telecomunicazioni è stata nominata nel corso di questa legislatura». Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, lancia un invito al Cavaliere: «L’Udc in questa legislatura ha evitato la tentazione di una deriva populista del centrodestra. È per questo che ancora oggi diciamo a Berlusconi: non attacchiamo le autorità, non isoliamoci, non inseguiamo i fantasmi». Mentre il senatore Antonello Falomi della rete di Uniti a Sinistra (indipendenti candidati con Rifondaizone) esulta: «Finalmente un'Autorità che svolge il suo ruolo senza guardare in faccia a nessuno!». «Per Berlusconi qualunque organo dello Stato - aggiunge Falomi - dalla magistratura alle comunicazioni, fino alle autorità indipendenti, che pretende il rispetto della Legge “fa politica”. Stranamente le accuse partono sempre ogni qualvolta sono colpiti gli interessi delle sue aziende e i suoi interessi giudiziari».
Ma a parte il caso Pivetti, c’è anche chi nel centrodestra sottolinea con grande soddisfazione le sanzioni erogate a Fabio Fazio, per la sua striscia politico-meteorologica. Stavolta, a gioire, è il capogruppo di Forza Italia in commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Lainati: «Era ora - spiega - visto che da quattro mesi Forza Italia ha denunciato ripetutamente una serie di sistematiche violazioni del pluralismo a favore della sinistra. Non solo con inviti maggiormente rivolti a protagonisti politici del centrosinistra, ma anche con la studiata partecipazione di rappresentanti del mondo della cultura e dello spettacolo dichiaratamente appartenenti alla sinistra, che hanno utilizzato la loro presenza sulla rete pubblica - prosegue Lainati - per attaccare a testa bassa Berlusconi ed il governo con la connivenza dei responsabili del programma e di Raitre».